La veglia è lo stato proprio di colui che attende. Il Signore Gesù morto e risorto ci ha promesso di tornare per instaurare pienamente il suo Regno e prenderci con Sé nella sua gloria. Siamo ancora capaci di credere in questa promessa e quindi di vivere attendendoLo?
In realtà e al fondo di ogni attesa è questo a cui anela ardentemente e incessantemente il nostro cuore ferito dagli eventi della vita terrena. Se ci ricordiamo di questa promessa e torniamo al desiderio più vero del nostro cuore, se crediamo alla Sua Parola, perché abbiamo sperimentato che è veritiera come nessun’altra parola, il nostro atteggiamento di cristiani nel mondo, nella vita presente, non può che essere di chi aspetta con ansia il realizzarsi di tale promessa, la Sua venuta, il Suo ultimo ritorno. Pensiamo a una madre che attende il ritorno a casa del figlio che tarda alla sera, o alla sposa che attende il ritorno del suo amato e tutta la sua persona e il suo desiderio sono tesi e attenti a cogliere ogni segno del ritorno e non riesce a prendere sonno, finché l’amato non è con lei! Può succedere di appisolarsi per la stanchezza del lungo attendere e l’ora tarda della notte, ma, come ci ricorda la Sposa del Cantico dei Cantici “io dormo, ma il mio cuore veglia”, cioè non smette di desiderare e aspettare l’amato e ad ogni minimo rumore sussulta e si ridesta cercando la Sua presenza.
Tanto più forte è l’amore, tanto più il cuore non ha pace fino all’accadere dell’incontro con la persona amata e tutto ricorda lei. In fondo il primo a vegliare è il cuore di Dio, Egli desidera incontrarci e raggiungerci e stare per sempre con noi. Nel Libro di Daniele Dio è chiamato il vegliardo, è colui che non chiude mai gli occhi sulla sua creatura e sul mondo, e veglia su di noi come nella notte della prima Pasqua, quando liberò il suo popolo dall’Egitto, e lo fece passare nella notte attraverso il mare Rosso.
Vegliare è dunque, per noi, rispondere al desiderio di Dio per noi con il nostro desiderio di Lui, mantenere desto l’ardore dell’incontro con il Signore Gesù, ricordarsi di Lui e delle sue promesse, tenere accesa la luce della fede e dell’amore, nonostante la lunghezza della notte e l’attardarsi della sua venuta.
Vegliare è credere, come le sentinelle, all’arrivo dell’aurora dopo ogni notte e vivere di conseguenza, in lieta e dolce attesa. Il problema non è dunque addormentarsi per un istante, ma vivere anestetizzati senza più desiderare nulla, perdere la speranza, non attendere più nessuno. Egli verrà e viene ogni giorno: questa è la buona notizia, Gesù, il Signore risorto è già presente nell’oggi travagliato della storia, nella sua Chiesa, nell’Eucaristia, celebrando la quale siamo gettati nel Regno che deve manifestarsi in pienezza alla fine dei tempi, ma è già sperimentabile in germe. A noi occhi per vederlo all’opera.
Chiediamo allo Spirito Santo in questo tempo di Avvento di avere questi occhi vigilanti di sentinelle che scrutano l’orizzonte per cogliere i primi bagliori dell’aurora!
Photo by Rahul Pandit from Burst
Clarisse Monteluce S. Erminio

