Con le lampade accese

Condividi questo articolo

Prima Domenica di Avvento anno B

L’Avvento è il sacramento della presenza di Dio nel mondo.” (Thomas Merton)

Con la prima domenica di avvento inizia l’anno liturgico che, quest’anno, si snoderà sui passi del Vangelo di Marco.  Un inizio particolare, infatti la prima domenica ci fa partire, potremmo dire, dalla fine, mantenendo il nostro sguardo ancora sulle realtà ultime dell’esistenza. Un inizio, allora, strettamente collegato con la fine, meglio: con il fine dell’esistenza.

L’antifona di ingresso della Messa è l’inizio del Sl 24 e dà subito il colore particolare alla celebrazione:

A te, Signore, elevo l’anima mia,
Dio mio, in te confido:
che io non sia confuso.
Non trionfino su di me i miei nemici.
Chiunque spera in te
non resti deluso.

Un’invocazione, un grido sale da un cuore che, nella prova trova forza solo nella confidenza in Dio. Un grido che diventa speranza. È il cammino che l’Avvento ci fa percorrere: prendere coscienza del nostro bisogno di essere salvati, del grido che abita il nostro essere. Noi siamo grido! Quando nasciamo, il primo segno della vita è il grido. Siamo attesa, siamo invocazione, siamo mancanza: siamo spazio che non può darsi da solo la sua pienezza. La possiamo solo invocare, attendere, ricevere.

La Chiesa ci fa partire da qui, dalla nostra mancanza. Ci aiuta a riprendere coscienza della vera domanda che abita il nostro cuore spesso distratto e tramortito da tanti tentativi davvero maldestri di acquietarlo, di soddisfarlo. Ma solo Colui che l’ha creato e lo conosce fino in fondo può raggiungerne la profondità, comprenderlo, riempirlo davvero.

La prima lettura orienta subito il nostro grido: da inarticolato, lo rende preghiera rivolta a Dio, nostro Padre. “Ritorna… se tu squarciassi i cieli e scendessi… Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani”.

La parola “ritorna” la troviamo anche nel Salmo Responsoriale, e, nella seconda lettura, diventa attesa della “sua manifestazione”.

La liturgia della Parola raggiunge il suo culmine nella proclamazione del Vangelo, che risponde alla preghiera accorata di Isaia: Vegliate, perché non sapete quando sarà il ritorno, ma è certo che avverrà. Il tuo grido è ascoltato, è accolto, ha una risposta: veglia, attendi, non sai quando, ma sai che arriverà.

Il brano di Marco di questa domenica precede immediatamente il racconto della Pasqua. È un momento drammatico della vita di Gesù e della comunità degli apostoli. Si avverte la tensione che precede l’accadere di qualcosa di grande, ma ancora non si sa cosa. Gli avvertimenti dati dal Maestro non sono stati compresi, e come poteva essere altrimenti? E ora, in procinto di affrontare la sua passione, Gesù dà ai suoi il mandato: vegliate. Non sapete quando tornerà il padrone della casa. Vegliate perché non vi sorprenda, non vi trovi impreparati, non vi trovi altrove. Il posto è accanto alla porta, pronti ad aprire quando torna. È la promessa di un’intimità nuova “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” Ap 3,20.

Che cosa può animare l’attesa? Cosa può mantenerla desta, vigile, pronta, fedele? Certo, possiamo rispondere in modo scontato: l’amore. Ma, in fondo, è l’unica risposta adeguata e all’altezza della domanda che rende inquieto e indomabile in nostro cuore. L’amore, un amore così grande che non si permette mai di perdere la speranza, di abbassare il livello, di accontentarsi. L’amore attende l’Amato, sempre e solo l’Amato, e non si accontenta di altro o di altri.

“Attendere, voce del verbo amare (T. Bello): noi attendiamo perseveranti solo le cose che davvero ci interessano, gli avvenimenti e le persone a cui teniamo, e sappiamo che l’attesa è benefica, accende il cuore, lo dilata, lo renderà capace di gustare in profondità ogni momento di quell’avvenimento tanto desiderato. Attendere è un atteggiamento del cuore paziente, che a volte soffre, si strugge, come quello di una gestante e di una partoriente, una madre che per nove mesi ospita nel grembo quella sua creatura, attendendo di poterla abbracciare, accarezzare, annusare, baciare, una madre che nei dolori attende di dare alla luce la vita forgiata in lei. L’Avvento… qualcosa di grande si sta preparando per noi.” (Reschiglian-Tomassoni “L’amore spiega ogni cosa”, 12)

Il Tempo di Avvento ci invita ad attendere con le lampade accese: una luce, segno di un amore che, nonostante le tenebre lo circondino, rimane vivo, vigile. Chiediamo al Signore di accendere, in questa prima settimana, il nostro amore per lui, di renderlo vivo, più forte di tutte le minacce che vogliono prevalere, perché davvero la nostra vita sia attesa, desiderio, gioiosa preparazione all’Incontro.

Photo by DEBADITYA CHATTERJEE on Unsplash

Clarisse Monteluce S. Erminio

iscriviti alla nostra newsLetter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività

Altri articoli online che potrebbero interessarti

Uncategorized

Santa Chiara 2025

Sorelle e Fratelli carissimi, In questo anno 2025, anno giubilare, la festa della nostra madre santa Chiara è connotata da due Centenari speciali, due doni

Prossimi eventi

Concerto di beneficenza

Questa iniziativa musicale offertaci dal maestro Di Blasi e della soprano Fiordalise, ci dà l’occasione sia per gustare insieme la bellezza del canto attraverso un viaggio attraverso i grandi autori, sia per chiedere un piccolo contributo per collaborare al rinnovamento di un luogo per noi centrale, per la preghiera e la vita liturgica offerta in comunione alla Chiesa e a tutti gli uomini.