Liberare l’amore

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22 agosto 2021 – XXII domenica del Tempo Ordinario B

Dopo il capitolo sesto del Vangelo di Giovanni, in questa XXXIII domenica del tempo ordinario ritorniamo alla lectio cursiva del Vangelo di Marco.

Dal brano che la liturgia ci offre sono stati, purtroppo, espunti diversi versetti, e sarebbe opportuno rileggerlo per intero. Un brano, come sempre, molto ricco non solo per una riflessione teorica, ma proprio per nutrimento della nostra vita, formazione della nostra vita di fede, cura del rapporto personale e comunitario con il Signore.

Abbiamo potuto soffermarci, la settimana scorsa, sulla mancanza che riempie il cuore umano, mancanza indomabile, insaziabile, perché attesa di infinito, di incontro con Colui che, solo, può davvero colmarla. Ecco, nel brano di oggi possiamo vedere la nostra capacità rimpicciolire quell’attesa, riducendola all’osservanza esteriore di norme che non servono a nulla. Una religiosità vuota, fatta di pratiche che danno l’illusione di essere a posto, arrivati, di aver corrisposto a norme che non solo non possono rispondere al grido del cuore, ma lo addormentano, lo raffreddano. È difficile rimanere con una ferita aperta, con una ricerca che non si placa, si preferisce tenerla sotto controllo con osservanze che danno l’illusione di vivere un’esperienza religiosa profonda, quando invece la fede non è fare qualcosa, ma essere amati e amare Qualcuno.

“dottrine che sono precetti di uomini … tradizione degli uomini…” Sono parole di accusa da parte di Gesù. È venuto a portare il fuoco sulla terra, a far divampare l’amore del Padre, e vede invece cuori chiusi perché ingabbiati in pratiche che danno false sicurezze, vogliono rassicurare che, una volta adempiute, si è a posto.

Gesù non sta svuotando la Legge del suo valore, anzi, glielo sta restituendo, le sta ridando la sua dignità. Per la Scrittura, quella che noi chiamiamo Legge – la Torah – non è codice freddo di norme, ma è l’insegnamento della via di Dio, è la pedagogia con cui Dio vuole farci vivere la sua stessa vita. Nella Torah Dio ha mostrato a Israele come vivere per rimanere nel suo amore, perché ogni parola di Dio è rivelazione piena di tutto il suo amore che troverà in Cristo la sua espressione più alta. Ma ogni parola è un fuoco d’amore. Noi, invece (che non siamo diversi dai farisei che Gesù incontrava) fatichiamo a camminare al passo dell’amore e preferiamo – anche con le migliori intenzioni – schematizzarlo in un comportamento che ci dia la garanzia di “fare bene”. Ma l’amore non ha misura, l’amore non si ferma a una serie di riti. I riti sono linguaggio dell’amore, ma l’amore stesso deve essere debordante rispetto all’osservanza umana. Se non facciamo attenzione, dopo un po’ non sappiamo più perché facciamo le cose. Le facciamo e basta. Pensiamo alle famiglie, a una coppia sposata da tanti anni che ha sviluppato, al suo interno, una ritualità, dei gesti, un linguaggio di cui neanche si rende forse conto. Quante volte si fanno le stesse cose senza più neanche chiedersi perché, dandole per scontate, e dando per scontato che siano sempre il modo più adeguato per ridirsi ogni giorno l’amore che ha dato l’avvio alla loro storia. Ma non è così, non sempre funziona. E si vede quando uno dei due, improvvisamente, si scuote dal torpore e attraversa una crisi, rimettendo in discussione ciò che era dato per certo fino a poco prima. Una crisi che fa paura, proprio perché getta nel campo dell’incertezza, ma che – se vissuta bene – ha il potere di rivitalizzare il rapporto. È quello che sta facendo Gesù: mette in crisi i farisei. Li scuote con forza perché si rimettano in discussione, si rimettano in cammino, perché dal tesoro delle Scritture sappiano trarre fuori la novità di vita cui sono chiamati.

La Parola di Dio viene a riaccendere in noi la passione per la libertà, per un cuore infiammato di amore, per riaprirlo alla sua bellezza, per ricordarci che siamo fatti per una relazione di amore, per Qualcuno e non qualcosa, per niente di meno che per vivere con Dio, in Dio, nel suo abbraccio.

Photo by ian dooley on Unsplash

Clarisse Monteluce S.Erminio.

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