La grazia della Professione solenne nella vita religiosa è innanzitutto un dono di Dio dinanzi al quale chi professa può solo aprire le mani e accogliere, lasciandosi inondare dalla Sua infinita Misericordia.
È così che mi sento, consapevole della mia povertà e inadeguatezza nel pronunciare e cercare di vivere promesse tanto alte e ardue. L’uomo non è capace di un amore totale, gratuito e duraturo, ma Dio nella sua grande tenerezza si piega verso di noi e ci fa essere suoi, creature nuove abitate dal Suo amore divino, il solo che è fedele, eterno, disinteressato.
Solo lasciandomi abitare
Sì perché quello che il Signore ha operato in me e opera nei suoi consacrati, cioè l’unione intima, sponsale ed eterna, desidera operarlo in tutti; Lui brama la vicinanza, l’amicizia e l’affetto di ogni uomo.
Noi consacrati, nella vita religiosa, siamo chiamati solo ad essere piccolo segno di questo desiderio che Dio ha per tutti gli uomini. E il desiderio di Dio non ha confini e non si lascia frenare da nulla, nemmeno dal nostro ripetuto allontanamento, tradimento o rifiuto.

Mi sento guardata così da Gesù, che mi ama sempre sia che io sia come Giovanni, come Pietro o come Giuda, perché in noi abita anche l’infedeltà e il tradimento, il rinnegamento, e dobbiamo esserne consapevoli; ma non è tanto questo che ci definisce, quanto il Suo sguardo sempre benevolo, sempre benedicente, sempre desiderante e amante.
Chiedo che la mia vita possa
Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato e mi accompagnano con il loro affetto e la loro preghiera e dono la mia vita per ciascuno,
in comunione,
in Cristo Gesù, sr. Agnese Benedetta

