Santa Trinità, in te tutto

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“Non si deve pensare che sia la festa liturgica quella che fa presente (…) il Mistero della Trinità. Tutta la vita cristiana nel suo principio, nel suo sviluppo, nel suo termine suppone e vive di questo Mistero” (don Divo Barsotti)

Oggi celebriamo la solennità della Santissima Trinità, mistero centrale della vita cristiana, ma forse un mistero che appare lontano, quasi distante dalla vita di ogni giorno. La celebrazione di questa festa è l’occasione provvidenziale che la Chiesa ci offre di riprendere coscienza della comunione nella quale è immersa la nostra esistenza, del Dio cristiano che non è un Dio isolato, solitario, ma comunione di amore. Ed è in questa comunione che il Battesimo ci ha inseriti. Nel Vangelo di oggi, Gesù, prima della sua ascensione, dà ai suoi discepoli il mandato di annunciare il Vangelo, di battezzare le genti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, di rendere ogni uomo e ogni donna suoi discepoli. Un mandato forte, chiaro, che non lascia spazio a dubbi e incertezze: il mandato di introdurre tutti nel grembo della comunione trinitaria. Essere battezzati nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo è proprio questo: essere innestati, inseriti, immersi nella reciproca comunione di amore all’interno della Trinità. La vita cristiana ha il suo inizio in questo sacramento che immette in noi il principio di una vita nuova, che gratuitamente si offre per diventare come alveo in cui tutti i nostri giorni scorrono. Ancor più, il Battesimo ci rende partecipi delle relazioni all’interno della Trinità, ci innesta nel reciproco dono di amore del Padre, del Figlio, dello Spirito.

Ogni volta che facciamo il segno della croce, noi professiamo la nostra fede nella Trinità e, nello stesso tempo, compiamo un gesto che ci avvolge, ci abbraccia, ci contiene. Romano Guardini nel libro “I santi segni” così parla del segno della croce:

Quando fai il segno della croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, corpo e anima, ti raccoglie, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed è il segno della redenzione. Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce Egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera affinché rimanga qui in noi quello che Dio ci ha donato. Nella tentazione, perché ci irrobustisca. Nel pericolo, perché ci protegga. Nell’atto della benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell’anima e vi renda feconda e consacri ogni cosa. Pensa quanto spesso fai il segno della croce. È il segno più santo che ci sia. Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto l’essere tuo, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, e tutto diviene irrobustito, segnato, consacrato nella forza di Cristo, nel nome del Dio uno e trino. (I santi segni, Morcelliana, 125-126)

Quel mistero che ci sembra lontano, è invece la realtà nella quale “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At, 17,28). Fare il segno della croce, è ricordarci questo, riprendere consapevolezza che siamo immersi in un amore che tutto contiene, che siamo fatti per questo amore. Il nostro cuore, se impariamo ad ascoltarlo, ce lo grida in continuazione: nulla può saziarlo, nulla può placare la sua inquietudine, se non un amore che lo riempie, che continuamente si riversa in esso in un dono incessante.

Il segno della croce abbraccia il nostro corpo “dalla fronte al petto, da spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, corpo e anima”. Il mistero della Trinità è nella concretezza della nostra esistenza, della nostra persona, del nostro corpo. Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di un Dio che è Trinità, e tutta la realtà, tutta la creazione ne porta l’impronta

“Per i cristiani, credere in un Dio unico che è comunione trinitaria porta a pensare che tutta la realtà contiene in sé un’impronta propriamente trinitaria”. (Papa Francesco, Laudato si’, 239)

Tutta la realtà è dono, la vita è dono, perché la Trinità “funziona” così: si dona sempre, incessantemente, l’uno all’altro e nell’altro, e questo amore che sovrabbonda è traboccato nella creazione, nella nostra vita, perché il nostro Dio uno e trino è una “fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica”

Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore. Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore… (Benedetto XVI Angelus 7 giugno 2009)

Il Dio con noi, che abbiamo contemplato nel presepe, abbiamo seguito fino alla croce, abbiamo incontrato Risorto e ora rimane con noi fino alla fine dei secoli, ci ha creati, ci conduce, e ci attende dentro questo universo che è il cuore della Trinità Santissima.

La gioia di essere parte di un disegno di amore così grande inondi oggi e sempre la vostra vita.

Serba incontaminata, te ne prego,
la santità di questa mia fede
e fino al mio ultimo respiro concedimi di udire questa voce della mia coscienza.
Fa’ che mi mantenga sempre fedele alla verità che ho professato nel Simbolo della mia rigenerazione,
quando sono stato battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Fa’ che io adori te, nostro Padre, insieme con il Figlio tuo, che io meriti il tuo Santo Spirito,
che procede da te mediante il tuo Unigenito. Infatti ho un valido testimone alla mia fede e dice:
«Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie» (Gv 17,10).
Questo testimone è il mio Signore Gesù Cristo, che abita in te, procede da te e con te è Dio eternamente: egli è benedetto nei secoli eterni! Amen

S. Ilario

Clarisse Monteluce S. Ermino

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