Il Signore è con te

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20 dicembre 2020 – Quarta domenica di Avvento B

In questa quarta domenica di Avvento, la liturgia ci fa entrare nel cuore di Dio e della Vergine Maria. Accanto a Giovanni Battista, Maria diventa per noi modello e specchio dell’attesa e dell’accoglienza del Signore. Modello perché in lei, in modo tutto singolare si realizza l’essere madre di Gesù; specchio perché ciascuno di noi, guardando all’opera di Dio in lei, riconosce di essere chiamato ad accogliere il Cristo, di “portarlo nel cuore e nel corpo per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, generarlo attraverso le opere sante che devono risplendere agli altri in esempio” (S. Francesco, Lettera ai fedeli 10 – FF 178/2).

La pericope evangelica dell’annunciazione è forse tra le pagine più note del Vangelo secondo Luca. Di questo testo così ricco di richiami alle antiche profezie che parlano del Messia (Sof 3, 14-17; Mic 5,1-4; 2 Sam 7,12-16; Is 7,14.9,5-6.11,2.12,6) cerchiamo di cogliere alcuni elementi che possono aiutarci a vivere questi ultimi giorni che ci preparano al Natale.

Il vero protagonista di questo passo è Dio. Sua è l’iniziativa di mandare l’arcangelo Gabriele, sua è l’opera che permetterà al Figlio di incarnarsi, infine è a Dio ritorna l’angelo al termine del dialogo. il centro della pericope è il versetto 35, in cui si parla del Padre, del Figlio e dello Spirito. Al centro, quindi, sta sempre e solo l’azione di Dio. In questo tempo di Avvento è proprio su questa azione che siamo chiamati a puntare lo sguardo e sul Messia che sta per venire nel mondo, vero uomo e vero Dio.

 

Il primo dato sorprendente è proprio questo: nascerà bambino. Concepirai e partorirai un figlio. Ma questo figlio sarà assolutamente “speciale”, l’evangelista lo sottolinea attribuendo al nascituro nome, aggettivi, titoli messianici e divini:.

Lo chiamerai Gesù: Dio salva, YHWH salva, si richiama il nome di Dio impronunciabile per gli ebrei.

sarà grande: questo aggettivo grande, senza restrizioni è la formula che la Bibbia riserva a Dio.

Figlio dell’Altissimo: è un titolo divino che precede l’essere figlio di Davide. Sarà chiamato significa che sarà e sarà riconosciuto figlio dell’Altissimo. Anche il termine Altissimo sottolinea che questo bambino viene dall’alto.

Il suo regno non avrà fine: anche questa espressione dice il superamento di una visione esclusivamente umana.

L’Altissimo, quindi, si china sul luogo basso di Nazareth e su quella che Maria chiamerà la sua umiltà, il suo niente. Il più alto va verso il più basso.

 

Il Messia, dunque, sarà un bambino, nato da donna, ma assolutamente divino e anche la sua generazione non sarà come tutte le altre.

Infatti alla domanda di Maria, (Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?), l’angelo risponde: Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra, per questo il generato sarà chiamato Santo, Figlio di Dio.

La risposta dell’angelo conferma che questa nascita dipende da Dio soltanto. La trascendenza, la singolarità di questo concepimento è indicata anche dall’immagine della nube (la sua ombra) che in Esodo 40 indica proprio la presenza di Dio.

Inoltre questo bambino è santo, nome specifico di Dio, che è il Santo di Israele e chiamato Figlio di Dio; anche qui l’essere chiamato indica con grande forza che Egli è ed è riconosciuto Figlio di Dio.

Il concepimento verginale è quindi frutto dell’azione dello Spirito e rivelazione della libertà creatrice di Dio e garantisce l’identità profonda di Gesù, che verrà al mondo come Figlio di Dio.

Ma per realizzare questo disegno di salvezza così alto, così altro, Dio sceglie una fanciulla, di un paese sperduto. L’impossibile è possibile a Dio. Il Figlio di Dio quindi, sarà anche figlio di Maria. Per dare vita a questa umanità nuova, e realizzare la sua volontà di salvezza, Dio chiede la collaborazione di Maria.

Rallegrati: è la prima parola rivolta a Maria. La gioia è il primo tratto che attraversa i primi due capitoli del Vangelo di Luca. Motivo della gioia è: il Signore è con te. Una gioia gratuita, quindi, che nasce dalla certezza, dalla consapevolezza che non siamo soli. Motivo di gioia è che Dio viene ad incontrarci nelle nostre Nazareth, nelle cose piccole di ogni giorno, quelle nascoste, quelle che a volte giudichiamo insignificanti, senza valore. Lì il Signore ci raggiunge e inizia qualcosa di nuovo e straordinario, nel nostro poco. Questo è motivo di gioia vera, profonda, perché inizio di una comunione che nulla può spezzare neanche le prove, le fatiche della vita che spesso sono tante e pesanti.

Piena di grazia: segue questo nome nuovo dato dall’alto. Anche qui non si sottolinea alcun merito o azione particolare da parte di Maria lei è oggetto della grazia di Dio, lei ha trovato grazia presso Dio, come ribadisce l’angelo poco dopo. La Grazia è la manifestazione del libero amore di Dio. Questa benevolenza divina è riversata gratuitamente in Maria e la fa capace di entrare in intima comunione con Dio. Questa condizione è per Maria come un nome nuovo, perché è parte del suo essere, per questo Maria diventa icona, immagine viva dell’amore di Dio. Nel Battesimo, ogni cristiano riceve questo dono di grazia. Dio desidera entrare in comunione con ciascuno di noi. Ma il nostro cuore, la nostra vita sono aperti a questo incontro? Il Vangelo dice che l’angelo entrò da lei. È una strada aperta, libera, quella che percorre Dio per giungere al cuore di Maria. Non trova ostacoli, ma uno spazio libero, un silenzio nel quale può parlare, un’accoglienza attiva e fiduciosa.

Eccomi sono la serva del Signore: vi è sempre un rapporto di libertà e di amore, tra Dio e le sue creature. Interpellata, Maria dà il suo consenso, tutta la sua libertà e la sua volontà sono chiamate a sentirsi corresponsabili del disegno divino. Eccomi sono la serva del Signore, mi avvenga secondo la tua parola: queste parole esprimono il più grande atto di fede della storia. Maria si dice disposta a rendere a Dio il culto della vita, una vita condotta in sintonia con la Sua volontà, vivendo quello che Egli vuole. Se ci apriamo alla relazione, all’Alleanza con Dio in atteggiamento di abbandono e gratitudine, Dio diverrà il centro della nostra vita, il “criterio” della vita, della morte, della sofferenza e della gioia. Sarà la prospettiva di Dio, il Suo sguardo quello con cui impareremo a leggere la vita, la storia, gli avvenimenti. È davvero possibile essere uomini e donne in cui la fede diviene l’anima, ovvero il motore, ciò che plasma, orienta e definisce un servizio, il lavoro, il pensiero, le parole e rende la vita una liturgia? È possibile, non come nostro sforzo, ma se Cristo stesso ci fa dono di essere associati a Lui, di appartenere a Lui, di essere in comunione con Lui. Il nostro cammino di fede, il cammino di questo avvento 2020 è una possibilità che ci è aperta di andare incontro a Gesù e contemporaneamente di fare memoria di Lui. Il nostro credere è sempre in questa tensione: andare, aperti alla novità dell’incontro e ricordarsi, diventare memoria di una Parola ascoltata, ricevuta che ci ha chiamato alla fede.

Chiediamo a Maria, che è esempio e specchio di ogni credente che interceda per noi, perché non venga mai meno in noi la speranza che è possibile essere uomini di fede. Ella ci richiami il senso dell’Eucarestia che celebriamo. L’Eucaristia infatti è Gesù Cristo vivo e presente, che si dona a noi ed è comunione con Lui. Questo significa che Gesù, il Figlio di Dio, ci apre continuamente la possibilità di essere associati a Lui: per essere non a nostra misura, bensì a Sua misura.

Clarisse Monteluce S. Erminio

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