13 dicembre 2020 – Terza Domenica di Avvento anno B
La gioia è il tema della terza domenica di Avvento, tradizionalmente chiama “Gaudete”, dall’incipit dell’antifona d’ingresso tratto dalla Lettera di S. Paolo ai Filippesi. A metà cammino di Avvento, nel momento in cui il percorso prende una direzione decisa verso la meta, la Chiesa inserisce un annuncio particolare di gioia. Lo vediamo in Avvento, come anche in Quaresima nella quarta domenica detta “Laetare”.
È posta lì, questa domenica, a ricordare e a riaccendere nel cuore la memoria viva che la meta e la verità del cammino è la gioia, non la fatica della strada. È come una luce che penetra nella nebbia e la vince. Nel tempo che stiamo vivendo, dove la sensazione di essere in un tunnel di cui non si vede l’uscita e le tante speranze di un reale calo di contagi pare continuamente smentito dalle numerose vittime, ecco la terza domenica di Avvento, a rimettere in ordine le cose: l’unica promessa affidabile è quella di Dio. E viene a dirci che la gioia è possibile, la gioia ha diritto di abitare la nostra esistenza, anche in mezzo alle difficoltà, perché niente la può portare via. La gioia è la certezza di una Presenza viva, che cammina con noi, ci dà forza, speranza, ci dà la direzione, ci porta, non siamo più soli. La gioia è la certezza di essere amati, personalmente, in modo unico, speciale, preferenziale. Ciascuno. La gioia è il Signore Gesù, che riempie di eternità ogni istante della nostra vita. Cosa significa questo? Che tutto ciò che viviamo, che costruiamo, tutto ciò che è impastato di amore porta in sé la parola “per sempre”, perché Lui ha vinto la morte e ha portato la Vita. È il cuore della fede cristiana, e deve sempre più diventare il cuore delle nostre giornate.
Un “per sempre” che è germogliato nella nostra umanità, l’ha fatta sua, l’ha sposata.
Eccoci, allora, al dono della liturgia di questa III domenica di Avvento. Il Vangelo ripropone il Battista, secondo il Vangelo di Giovanni. È la sua figura imponente ad essere in risalto. Lui, il Precursore, ha iniziato la sua predicazione e il Battesimo, annunciando, presente, il Messia. Ma è la prima lettura, tratta dal profeta Isaia, a gettare sulla liturgia il colore particolare che caratterizza la domenica Gaudete. Il brano proposto è la composizione di due pericopi del Cap. 61, appartenente alla terza parte del libro attribuito a Isaia, e precisamente i versetti iniziali e conclusivi del capitolo. È la prima volta che, all’interno dell’intero libro, c’è un “io” che parla, in prima persona. Di chi si tratta? Sono state avanzate tante ipotesi nel corso dei secoli, molto diffusa era la proposta di un racconto di vocazione, ma un’analisi approfondita del testo, anche lessicale, sta aprendo nuove possibilità. Innanzitutto il brano ci dice che il soggetto in questione è investito dello Spirito di Dio e che è consacrato con l’unzione. Avere lo spirito di Dio è caratteristica sia del profeta, sia del messia, ma l’unzione – nel libro di Isaia – non è del profeta, bensì del Messia. Già questo ci fa riflettere: leggendolo una prima volta si collega immediatamente questo personaggio con il Battista, che il Vangelo presenta. Ed è vero, è sicuramente così, ma in filigrana possiamo vedere già affiorare la figura del Messia. Così come il Battista lo annuncia, ma ancora Gesù non è comparso sulla scena, così la prima lettura ci fa vedere in evidenza il profeta, e in sottofondo sta pian piano venendo avanti il Messia. Non dimentichiamo che questo brano iniziale di Isaia sarà utilizzato da Luca nel capitolo 4 quando Gesù, nella sinagoga di Nazareth, dà ufficialmente inizio alla sua missione.
Non è forse così che, tante volte, noi percepiamo la presenza del Signore nella nostra vita? Una presenza non evidente, che non si impone, ma è presente in quanti il Signore pone sul nostro cammino come suoi messaggeri, suoi profeti, che hanno per noi lo stesso compito del Battista: preparare in noi la strada alla Sua venuta, aiutarci a riconoscerlo. La gioia sgorga davvero solo quando facciamo il passaggio dal profeta al messia, da colui che annuncia a Colui che è annunciato.
La seconda parte del brano di Isaia che, come abbiamo detto, è la conclusione del capitolo 61, presenta un’immagine molto bella che si pone come risposta ai primi versetti: al profeta/messia che annuncia la sua missione di salvezza risponde la Gerusalemme sposa. L’alleanza viene spesso descritta in termini nuziali, ed esprime la pienezza di gioia dell’appartenenza reciproca.
La sposa è rivestita delle vesti di salvezza, adornata e fatta bella per il giorno più importante della sua vita. È Gerusalemme che, dopo la distruzione, può celebrare la sua ricostruzione. Al popolo deportato, ritornato dall’esilio, è annunciata la rinascita della vita. E la gioia è quella delle nozze, di una sposa bellissima ornata di gioielli, di fronte al suo Sposo, il Signore, cinto del diadema come un sacerdote.
Due immagini molto evocative e piene di bellezza: il Signore, il salvatore, che viene per guarire, liberare, consolare; il popolo santo, che gioisce nella piena appartenenza al suo Signore, come una sposa pronta per le nozze.
Una parola che illumina la nostra vita, le infonde speranza e coraggio: il Signore stringe con noi, suo popolo, un patto di alleanza eterno, un patto nuziale, dove è lui stesso a preparare la sua sposa, a rivestirla di bellezza. Nella tribolazione, nel momento in cui tutto sembra perso, in cui il dolore attanaglia il cuore, il Signore ci dice ancora una volta chi è Lui e quale storia sta facendo con noi: una storia di salvezza, una storia d’amore.
È bello anche sottolineare che questi ultimi versetti del cap. 61 di Isaia sono, dalla liturgia, riferiti alla Vergine Maria. La presenza di Maria è anche sottolineata dal canto del Salmo responsoriale, che è il Magnificat. Una presenza ancora discreta, nascosta, accennata, prima di emergere nella quarta domenica di Avvento. Ma è la presenza di una donna che canta la misericordia di Dio, che ha fatto, nella sua piccolezza, grandi cose.
Tre persone ci accompagnano, allora, questa domenica e in questa settimana, il Battista, il Signore Gesù, la Vergine Maria: il profeta che annuncia, il messia che è annunciato, Maria, la sposa, la madre, l’aurora della nostra salvezza. Accogliamoli nella nostra vita, e facciamo spazio alla Parola di salvezza, all’annuncio di gioia che si è compiuto in loro, e attende di compiersi anche in noi.
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Clarisse Monteluce S. Erminio

