Un seme inesauribile

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Nel Vangelo di Domenica scorsa abbiamo visto Gesù rivolgersi al Padre con queste parole: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare». La rivelazione, la Parola, può farsi strada solo nel cuore dei piccoli del Vangelo, di coloro che entrano in relazione con Gesù nella semplice fiducia del cuore.
Questa lode, nel Vangelo di oggi si fa benedizione: «Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano». Con la parabola del seminatore, che si legge in questa XV domenica dell’anno A, Gesù mostra chi sono i piccoli a cui il Padre rivela i suoi misteri.
È un brano molto noto, ma ogni volta che lo si accosta apre nuovi squarci di luce per la vita. Vogliamo cogliere qui solo pochi tratti come aperitivo per un lauto banchetto nella preghiera personale.
Gesù è lui stesso seminatore e seme. Egli viene dal Padre per rivelare la sua misericordia con una larghezza e una generosità, nella semina, inaudita, che supera ogni logica umana. Non teme di sprecare il seme, perché il seme della Parola è inesauribile, ma, anzi, egli lo sparge a larghe mani proprio lì dove esso fa più fatica ad attecchire. Gesù in questa parabola (e nella spiegazione che segue) non classifica gli uomini in buoni e cattivi, con tutte le possibili gradazioni… Egli svela il cuore di ciascuno, mette in luce gli elementi che compongono la nostra vita: spazi interiori di ascolto e luoghi induriti o superficiali, le spine che talvolta ci soffocano e l’indifferenza che talora ci abita. Su tutto, la Parola della misericordia, è seminata come una possibilità che ci è data di aprirci alla novità dello Spirito.
Il profeta Isaia, nella prima lettura, ci dà una garanzia: nessuna Parola seminata ritornerà al Padre senza dare frutto. La Parola di Dio, infatti è efficace e compie ciò che vuole. Non ci sono semi sprecati nel campo del Signore, anche se apparentemente cadono su terreni non adatti alla semina o non lavorati. Dice la lettera agli Ebrei: «la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12). E lì dove cade, come un bisturi affilatissimo opera la salvezza, liberando il nostro cuore da tutto ciò che lo oscura o lo imprigiona.
Dio, infatti, ascolta il gemito dello Spirito, che ci abita. Un gemito che appartiene a tutta la creazione e che invoca la salvezza, la liberazione dal peso opprimente del peccato. Un gemito che giorno dopo giorno, se assecondato dalla preghiera, lavora la terra del nostro cuore per renderla sempre più accogliente, sempre più aperta all’opera sapiente del Padre, che come un valente agricoltore coltiva il suo campo perché portiamo frutto e il nostro frutto sia abbondante.
Cari fratelli e sorelle, Gesù ci invita oggi a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni. Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi. Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi. Così facendo, Gesù, buon seminatore, sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la Parola.
(Papa Francesco, Angelus, 16 luglio 2017)
 

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