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Battesimo del Signore
12 gennaio 2020

Siamo giunti all’ultima domenica del tempo di Natale, che ci inserisce nel ritmo del tempo ordinario, tempo preziosissimo della sequela quotidiana del Signore Gesù. Questa domenica celebriamo la festa del Battesimo del Signore, raccontata dai sinottici con accentuazioni diverse, proprie di ciascun evangelista. Il brano che ci viene offerto è quello del Vangelo di Matteo cap. 3, versetti 13-17.

La pratica del battesimo era presente nel mondo giudaico, era un battesimo di immersione – mikveh – che un bagno rituale. Ma quello di Giovanni, narrato nei sinottici, si differenzia in quanto non è la persona battezzata che si immerge, ma è un altro – il Battista appunto – a immergere colui che riceve il battesimo. Una particolarità che non è presente nella Legge, e già ci inserisce in una novità, iniziale, abbozzata, ma già in qualche modo annunciata.

Il brano di oggi si concentra sulla figura del Figlio di Dio che si reca al Giordano per ricevere il battesimo di Giovanni. Abbiamo contemplato in questo tempo il Bambino di Betlemme, oggi ritroviamo Gesù adulto, dopo più di trent’anni di vita. Un tempo considerevole, custodito nel segreto della vita di Nazareth, in una ferialità resa sacra da Gesù che l’ha vissuta nel silenzio, come un qualsiasi uomo di questa terra. Questi trent’anni passano spesso inosservati, sono poco considerati, ma è qui che Gesù ha iniziato a entrare nei meandri della nostra vita umana, con le sue ricchezze e le sue fatiche. Ed è con questo carico di esperienza che percorre la strada che da Nazareth, a nord della Galilea, raggiunge il luogo del battesimo, al Giordano, sotto Gerusalemme, in Giudea. Oltre 100 km a piedi, da solo. Quali pensieri avranno accompagnato il suo cammino? Una strada percorsa che parla di un cammino interiore: Gesù entra gradualmente nella volontà del Padre poiché, diventando uomo, ha scelto imparare, di scoprire e riconoscere di volta in volta il Suo volere, di crescere nella sua conoscenza.

Un cammino, quindi, che da Nazareth lo conduce al luogo in cui Israele era entrato nella terra promessa. È, un episodio che, collocato nella storia e nella geografia di Israele, si inserisce nel cammino di libertà compiuto dal popolo, e che raggiungerà il suo compimento nel mistero pasquale: un battesimo nell’acqua che rimanda al battesimo nel sangue che sigillerà la sua offerta sulla Croce, la sua immersione nella morte.

Il Vangelo di Matteo dice espressamente che Gesù viene dalla Galilea al Giordano per farsi battezzare da Giovanni, cosa che colma di meraviglia il Battista che riconosce Gesù e sa bene che è lui a portare il vero battesimo che purifica l’intimo, il cuore dell’uomo, cosa che il suo battesimo non poteva fare. Eppure, alle parole di Gesù, Giovanni si convince a compiere questo gesto nei suo confronti. Cosa dice esattamente Gesù? Il brano di oggi, che leggiamo nella versione della CEI del 2008 dice:

«Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».

Ma il testo greco, correttamente tradotto dalla CEI del 1974, aggiunge “così”: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia».

Cosa significa adempiere ogni giustizia? Forse che Gesù e Giovanni stanno recitando una parte, facendo qualcosa che non ha, in sé, significato, se non quello di un’apparente adempimento della legge? La giustizia è la volontà di Dio, è tutto ciò che corrisponde, è conforme ad essa. Ricordiamo ancora che nelle traduzione dei LXX la parola giustizia, traduce l’ebraico hesed, benevolenza. Si vive la giustizia, allora, quando si esercita la benevolenza di Dio verso i suoi figli. Anche il battesimo di Giovanni era un gesto compiuto come obbedienza a Dio e benevolenza verso le persone, un invito rivolto a tutti per la conversione a vivere secondo i comandamenti di Dio. Qual è, allora, la grande novità del battesimo di Gesù, che lo lascia Giovanni pieno di stupore e, nello stesso tempo, gli fa comprendere che è necessario che anche Gesù – che evidentemente non aveva bisogno di conversione – si metta nella fila dei peccatori e, con loro e come loro, si immerga nel Giordano per ricevere il battesimo?

È l’avverbio “così”: è il modo sconvolgente, umiliante con cui Gesù si presenta. Mite e umile di cuore, obbediente alla volontà del Padre. Fin dal primo istante, nell’Incarnazione, il Figlio di Dio ha scelto questa vita, e ora la manifesta come la via per eccellenza: la via dell’umiltà, dell’umiliazione, della discesa fino al punto più basso in cui scende l’uomo. Una strada che nessuno di noi avrebbe scelto, ma Lui sì e l’ha santificata, la resa la strada della vita, non della morte. Umiltà significa coscienza della propria identità di figli di Dio, dove le umiliazioni sono accolte nella pace, perché sono state la strada percorsa da Gesù.

Gesù scende nel punto più basso della terra, luogo non adatto a lui secondo la nostra logica, ma è la vera via della benevolenza verso tutti. Allora il Battista acconsente, e battezza Gesù che, appena uscito dall’acqua, viene proclamato Figlio di Dio dal Padre. Non è chiaro, in nessun evangelista, se la voce del Padre sia sentita da tutti i presenti o se sia rivolta solo al Figlio, nel quale il Padre manifesta nello Spirito la sua compiacenza per questa strada scelta per amore e che sarà la strada del ritorno del Figlio e, con Lui, di tutta l’umanità alla pienezza del Regno.

La festa del Battesimo è la festa della manifestazione dell’amore della Trinità per noi, che come allora siamo in fila per immergerci nel Battesimo di Gesù ed essere liberati dal male e dal peccato che abbruttisce la nostra vita, non ci fa vivere in quella bellezza e pienezza di senso e di amore che tanto cerchiamo e il Padre ha preparato per noi. Non temiamo, allora, le umiliazioni che oggi e ogni giorno incontriamo, non lasciamoci ferire quasi fossero una diminuzione della nostra dignità. Qualunque nome abbiamo, ricordiamo che è lì dentro che incontriamo il Volto benedetto di Colui che, prima di noi, non solo le ha vissute ma le ha scelte, perché sapeva che lì avrebbe potuto incontrarci, avrebbe potuto dirci che valiamo così tanto per Lui da dare il suo sangue per la nostra vita.

Dai un nome, oggi, a ciò che ti umilia: alla malattia, alla tua vita non realizzata nel lavoro, nell’amore, ai tuoi limiti, ai tuoi peccati, e vivi tutto ciò sapendo che lì tu sei visitato, salvato, amato.

Buona festa del Battesimo di Gesù. 

 

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