Com’è difficile entrare nel pensiero di Gesù!
Anche in questa domenica, nella continuazione del capitolo 10 di Marco, Gesù manifesta chiaramente come il suo pensiero sia “altro” da quello del mondo, altro da quello che naturalmente ci troviamo dentro.
Gesù continua a istruire i Dodici, quelli che Egli aveva chiamato più strettamente intorno a sé. Aveva appena parlato per la terza volta della passione che lo attendeva, ma lo sgomento, la paura, l’incertezza portano di nuovo i Dodici, come era avvenuto nel capitolo 9, a rimuovere questo spettro minaccioso e a cambiare registro.
Così il pensiero torna sulla questione del primeggiare tra di loro. Giacomo e Giovanni pongono apertamente a Gesù la loro richiesta. Vogliono i primi posti accanto a Gesù “nel suo regno”. E gli altri dieci, che si indignano con i due fratelli, in fondo vogliono la stessa cosa.
Come a dire: tutti – dodici su dodici – desideravano essere primi. Tutti: ognuno di noi, in fondo, desidera essere “primo”, desidera che ci si accorga del suo esserci, desidera essere riconosciuto.
Gesù non biasima questo desiderio. Ma con infinita pazienza, ancora una volta, lo corregge e lo orienta secondo una logica diversa, che è la Sua di Figlio di Dio incarnato: “Allora Gesù li chiama a sé” e spiega. I grandi del mondo, i governanti e capi delle nazioni, le opprimono, ma tra i Dodici, in questo germoglio di popolo nuovo, evangelizzato, non è così.
Gesù non dice “non sia così”, ma afferma che già ora nel presente, in mezzo al mondo, con Lui e in Lui non è così. Perché tra loro, chi “vuole diventare grande”, serve; e “chi vuole essere il primo, sarà schiavo di tutti”. Come aveva già detto dopo il secondo annunzio della sua passione.
Tutti abbiamo innato il desiderio di essere in qualche modo “primi”, grandi. E Gesù ci indica ancora una volta, in Sé stesso, quali sono la via e il modo per esserlo: “Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.
L’aveva capito bene Francesco d’Assisi. Fin dall’esperienza del carcere a Perugia predice ai compagni di prigionia, stupiti per la sua letizia, che sarebbe certamente diventato grande e famoso. Ciò avverrà attraverso un totale capovolgimento di valori. Ripensando all’incontro con i malati di lebbra, che prima aveva sempre fuggito, dirà alla fine della vita: “ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo” (Testamento, 3).
Il Signore conceda anche a noi, come ai Dodici, a san Francesco e a tanti Santi noti e sconosciuti di accogliere e vivere la Parola che oggi ci viene donata, e di sperimentare fin da ora la grandezza dei piccoli del Vangelo, che camminano sulle orme di Gesù, fattosi servo per la nostra vita e la nostra gioia.
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