Domenica scorsa abbiamo incontrato Pietro nel momento in cui il Signore Risorto gli consegna la sua missione di Pastore. Questa settimana la liturgia ci presenta una piccola pericope del cap. 10 di Giovanni, al cui centro c’è il “Pastore grande delle pecore” (Eb 13,20). Due domeniche strettamente connesse tra loro: la missione e Colui che della missione è la fonte, quasi a dirci che ogni missione nella Chiesa trova in Lui la sua origine, il suo modello, il suo compimento.
É Lui che bisogna guardare: lo sapeva bene S. Chiara, quando in una sua lettera all’amica e sorella Agnese di Praga scriveva:
Guarda, o regina nobilissima, il 
É al Buon Pastore, o più propriamente il “Bel Pastore”, “Il più bello tra i figli degli uomini” che dà la sua vita per le pecore, dà alle pecore la vita eterna passando attraverso la morte, divenendo “il più vile tra gli uomini”, che bisogna volgere lo sguardo, sempre, in ogni istante, in ogni situazione della nostra esistenza. Così il nostro cuore può venire pian piano plasmato, trasformato, reso simile al Suo cuore. Sì, perché qualunque sia la nostra vocazione, la strada è la stessa: diventare come Gesù. Non come imitazione esteriore, 
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, mia sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
L’amato si rivolge all’amata, incantato, catturato dall’amore per questa donna che ha conquistato il suo cuore con un solo sguardo, una sola perla.
Quale amore ha rapito il tuo cuore? Di quale amore è pieno, da quale amore è occupato?
La risposta ci trova sicuramente mancanti di fronte a Colui
Citando S. Agostino, nell’enciclica sull’Eucaristia Sacramentum caritatis Benedetto XVI scriveva: “«Sono il cibo dei 
Attira tutto di noi dentro di sé: il nostro corpo, la nostra anima, ciò che costituisce la nostra vita, i nostri cari, ogni momento, tutto ciò che facciamo. E questo è bellissimo, perché non c’è nulla, assolutamente nulla che non sia abitato da Cristo, nulla di ciò di cui è fatta la nostra vita, dalla cosa più piccola e quotidiana a quella più alta. Eccetto, naturalmente, il nostro no, il nostro rifiuto, espresso nel peccato.
Viviamo questa settimana chiedendo al Signore che ci aiuti a crescere nella consapevolezza che siamo nella sua mano, sempre, e che la nostra vita è, in ogni suo anfratto, ripiena di una bellezza e di una dignità altissima, che sono dono suo.
Il Signore ci doni di vivere così.



