Tu, o Cristo, sei davvero re in questa situazione che vivo?

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Guardando nelle visioni notturne”: così il profeta Daniele introduce il suo incontro con un “figlio d’uomo”. Può nascere in noi la tentazione di sentire lontana un’esperienza così profonda di intuizione sulle realtà divine…è una voce interiore che sottilmente insinua in noi il dubbio che a Dio non interessi farsi conoscere, rivelarsi ai nostri occhi.

Lo Spirito può aiutarci a trasfigurare i dubbi in preghiera: entriamo quindi in questa domenica con la richiesta di uno sguardo più profondo in tutte quelle zone di oscurità (le visioni sono notturne, appunto) dove è diventato incomprensibile cogliere la Parola di Dio. L’apostolo Giovanni infatti ci rassicura: “ogni occhio lo vedrà”, occhi di noi che siamo amati e “liberati dai nostri peccati con il suo sangue”; il nostro sguardo, infatti, diventa sempre più fine ogni volta che confermiamo la nostra adesione, il nostro “amen” alla relazione con Gesù, immergendo la nostra vita nella sua Eucaristia perché la sua libertà, la sua capacità di amare diventi anche la nostra. È lì che anche in questa domenica vogliamo portare tutta la nostra vita per sottoporla alla regalità, alla signoria di Cristo.

Nella preghiera, davanti a un Crocifisso, proviamo a ripetere la domanda di Pilato: «Dunque tu sei re?», e lasciamo che questa domanda raggiunga tutto il nostro dubbio sulla reale potenza di Cristo: sei davvero re in questa situazione che vivo? Sei davvero re nell’assurdità della sofferenza che attraverso io, o una persona che amo? Sei re in questa gioia inaspettata di cui posso godere? Sei re nel mio luogo di lavoro, dove forse non c’è nessuno che condivida o comprenda la mia fede? Metti davanti a Gesù tutta la tua paura, percorrila, lasciati ferire dal senso di solitudine che immediatamente ti fa sentire come sul ciglio di un precipizio…e poi, lentamente, lascia entrare in te anche la Parola di Gesù, proclamandola ad alta voce: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. È l’invito di Gesù ad ascoltarlo, ad andare oltre la superficie, a rimanere sospesi su quel burrone in “collocazione provvisoria” (direbbe don Tonino Bello), per sperimentare la certezza di stare davanti a Colui che è l’Alfa e l’Omega, che governa tutta la storia. Lasciamoci raggiungere dalla verità che fa liberi, dalla debolezza di Dio così evidente in quel pane che mendica il permesso di salvarmi e che pure “è più potente degli uomini” (1Cor 1, 25).

Non serve capire, comprendere. Serve accogliere l’umano con tutta la forza che ci è concessa. Fronteggiare l’orrore per sfondarlo. Ecco il primato d’amore che ho visto negli occhi di quella suora. Una vetta, un’altezza destinata a pochi. Solo a chi non arretra mai di fronte alla realtà, senza mai chiudere gli occhi.

Photo by Dyu – Ha on Unsplash

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