Maria, luogo santo, Vergine fatta Chiesa

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Nella Solennità dell’Assunzione di Maria al cielo vorremmo tentare di guardare Maria con gli occhi di Francesco che, secondo la testimonianza di san Bonaventura, «circondava di indicibile amore la Madre del Signore Gesù, per il fatto che ha reso nostro fratello il Signore della Maestà e ci ha ottenuto la misericordia» (LegM 9,3: FF 1165). Infatti il suo amore per la Madonna è attestato anche dal suo primo biografo: «A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere»  (2Cel 198: FF 786).

La devozione mariana di Francesco, non è semplicemente una devozione sentimentale, ma attinge a un’esperienza particolare e del tutto originale della presenza glorificata di Maria avvenuta nella chiesetta di Santa Maria degli Angeli, dedicata all’Assunzione. Non tanto una vera e propria apparizione, ma un’esperienza profonda della presenza di Maria in quel luogo, tanto da far sì che dicesse ai suoi frati: «Guardate, figli, di non abbandonare mai questo luogo! Se vi cacciano da una parte, voi tornateci dall’altra, poiché questo luogo è santo: è l’abitazione di Cristo e della Vergine sua madre» (Spec 83: FF 1780).

Luogo santo è la chiesetta di Santa Maria degli Angeli e luogo santo è Maria, che Francesco chiama, in una preghiera da lui composta, «Vergine fatta Chiesa», luogo dove Dio dimora, «suo palazzo, suo tabernacolo, sua casa…».

Ed è con questa preghiera che vorremmo oggi guardare Maria, invocare lei, che facendosi grembo accogliente della Parola di Dio, l’ha generata dando alla luce Cristo e ha condiviso con lui tutta la sua esistenza fino a condividerne, come primizia della Chiesa, la sua gloria alla destra del Padre.

Ave Signora, santa regina
santa genitrice di Dio, Maria,
che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme al suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è
ogni pienezza di grazia e ogni bene.

Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.

E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.

Con questa preghiera Francesco contempla e saluta Maria come colei che eletta e scelta dal Padre, ricolmata di grazia e di tutte le virtù dallo Spirito Santo è divenuta la tenda in cui il Verbo si è fatto carne e ha preso «la vera carne dell’umanità e fragilità nostra» (2LFed 4: FF 1819). Maria, per Francesco, è anche colei che è la primizia dell’umanità redenta dal Figlio, per questo, esaltando le virtù infuse in lei dallo Spirito Santo, egli scopre che quella stessa elezione, di cui lei è stata oggetto, riguarda anche lui stesso e ogni uomo. 

Ciascuno è guardato dal Padre con lo stesso sguardo di predilezione, ciascuno è ricolmato e adornato delle stesse virtù di cui è stata adornata Maria, perché ciascuno è chiamato a divenire dimora della Parola di Dio e a generare Cristo attraverso la propria vita. 

Nella Lettera a tutti i fedeli, Francesco propone un itinerario evangelico, adatto a ogni stato di vita, dove per ognuno il compimento è proprio questa stessa esperienza che è stata di Maria:

«E tutti quelli e quelle, che continueranno a fare tali cose e persevereranno in esse sino alla fine [l’itinerario evangelico: l’amore di Dio, la vita sacramentale e l’amore del prossimo, la misericordia, l’astinenza dai vizi e dai peccati…], riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli porrà in loro la sua abitazione e dimora. E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo. Siamo sposi, quando nello Spirito Santo l’anima fedele si unisce a Gesù Cristo. Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è nel cielo. Siamo madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri» (LFed 48-53: FF 200).

È per questo che nella preghiera a Maria, Francesco contempla il grandissimo dono che, mediante il Battesimo, in cui siamo entrati nella famiglia di Dio e abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, il Padre ha fatto a ciascuno di noi di ricolmarci, cioè, di ogni grazia rendendoci da infedeli, fedeli a Lui.

In questa festa dell’Assunzione, allora possiamo far nostra questa bellissima preghiera di San Francesco, contemplando Maria che ha raggiunto nella gloria il compimento della sua elezione e nello stesso tempo contemplando ciò che il Padre ha preparato per ciascuno di noi se, accogliendo e facendo maturare il dono che ci è stato fatto nel Battesimo, diveniamo luogo dove la sua Parola ogni giorno prende carne.

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