Domenica XIV del tempo ordinario – anno B

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La prima lettura, tratta dal profeta Ezechiele ci offre la chiave di lettura di tutta la liturgia di questa XIV domenica del Tempo Ordinario (B): «Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli -, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

Nel Vangelo troviamo Gesù che torna nella sua patria, dove abitano «i suoi fratelli» che già in Mc 3,32 avevano dimostrato di non condividere la sua missione, di rimanere fuori dal cerchio dei discepoli.

Sembra paradossale, ma proprio tra i suoi Gesù non trova casa, come è detto nel Prologo del Vangelo secondo Giovanni: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). È difficile vedere il valore di una persona di cui si conoscono le origini, di cui si pensa di sapere tutto, così infatti gli abitanti di Nazaret non riescono a riconoscere il rivelarsi del mistero di Dio nella debolezza della carne di Gesù, in tutto uomo come loro. E la domanda che ritma il Vangelo secondo Marco: «Chi è costui?», che per altri diventa uno spazio interiore di progressiva accoglienza del Mistero, qui diventa occasione per una chiusura nel già conosciuto, che impedisce loro di sperimentare la vera liberazione che Gesù è venuto a portare.

Gesù diventa per i nazaretani la pietra di inciampo, essi si «scandalizzano» a causa sua. Stare di fronte a Gesù chiede sempre una decisione. Egli è la pietra sulla quale o si viene impiegati per una costruzione nuova, o si inciampa e si cade.

Quanto è arduo scorgere in Gesù la Parola fatta carne! La Parola eterna del Padre infatti ha assunto «la fragilità e umanità nostra» (S. Francesco, II Lettera a tutti i fedeli), egli si mostra umile e debole per raggiungere ogni uomo, fin nella sua profonda bassezza.

A questo punto troviamo ulteriore luce nella seconda lettura : «La forza si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9). La Parola fatta carne, fatta debole in mezzo agli uomini ha però una potenza e una forza dirompente, è la forza e la potenza della vita nella morte, che si esprimerà con evidenza nel Mistero Pasquale.

La liturgia di oggi ci fa contemplare Gesù nella sua debolezza potente, nella sua povertà che arricchisce. Egli è la Parola della misericordia non urlata con forza, ma sussurrata al cuore di ciascuno e solo chi è povero, solo chi riconosce il suo bisogno, solo chi si pone davanti a lui con fede, senza pretese e preconcetti, solo chi la accoglie può sperimentarne la potenza sanante e trasfigurante.

Rimaniamo oggi nella contemplazione di questo Mistero: Gesù viene a noi continuamente, nell’Eucaristia, nella comunità ecclesiale, nel fratello e nella sorella, in chi ci vive accanto e che pensiamo di conoscere in modo scontato … Scopriamo come concretamente Gesù ci viene incontro e accogliamolo, così com’è, per sperimentare la beatitudine dell’incontro – «beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!» (Lc 7,23) – e la gioia di una vita nuova.

Foto di Jeffrey Dean da Pixabay

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