Con il cuore nel Cielo

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16 maggio 2021 – Solennità dell’Ascensione

I cristiani sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del Cielo (Lettera a Diogneto, 5, 8-9).

Così la Lettera a Diogneto (antico testo cristiano della seconda metà II sec.) parla dei cristiani, pienamente inseriti nel mondo, nella realtà di questa vita, ma con un’origine e una destinazione che sono “oltre”: nella carne ma non secondo la carne, sulla terra ma cittadini del Cielo. Radicati sulla terra, ma con radici che affondano nel Cielo, e da lì traggono il senso del loro esistere. Questo conferisce una grande libertà a chi segue il Signore: la libertà dalla paura della morte. O meglio, anche se la morte fa sempre paura, i cristiani possono chiamarla “sorella”, come S. Francesco, perché sanno che la morte “non farrà male” (dal Cantico di Frate Sole” ma aprirà l’ingresso nella realtà vera, che per tutta la vita si è desiderata e cercata, quella realtà vera nella quale è entrato il Signore Gesù con la sua Ascensione.

Celebrare la solennità dell’Ascensione è puntare lo sguardo del cuore sulla meta del nostro cammino, una meta luminosa, bellissima, dove il Signore è andato a prepararci un posto perché possiamo essere con lui:

Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. (Gv 14,3)

Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io… (Gv 17,24)

La liturgia del giorno ci fa entrare in questo mistero. Ricordiamo che la parola “mistero” non significa qualcosa che non si comprende, ma qualcosa che non si finisce mai di comprendere, che è rivelato, manifestato, ma infinito nella sua comprensione.

Le due possibili preghiere di colletta:

Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre,
per il mistero che celebra in questa liturgia di lode,
poiché nel tuo Figlio asceso al cielo
la nostra umanità è innalzata accanto a te,
e noi, membra del suo corpo,
viviamo nella speranza di raggiungere Cristo,
nostro capo, nella gloria.

Oppure:

Dio onnipotente,
concedi che i nostri cuori dimorino nei cieli,
dove noi crediamo che oggi è asceso
il tuo Unigenito, nostro redentore.

mettono in evidenza la comunione di Cristo, capo, con il corpo che è la Chiesa, una comunione che unisce Cielo e terra in Cristo, nostro redentore. Egli, ora asceso al Cielo, attira i nostri cuori in alto, lì dove è la nostra vera Patria.

Mediatore tra Dio e gli uomini,
giudice del mondo e Signore dell’universo,
ci ha preceduti nella dimora eterna
non per separarsi dalla nostra condizione umana,
ma per darci la serena fiducia che dove è lui,
capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra,
uniti nella stessa gloria.(Prefazio dell’Ascensione I)

Questa comunione, ci dice la preghiera sopra le offerte, si compie mediante l’Eucaristia:

Accogli, o Padre, il sacrificio che ti offriamo
nella mirabile ascensione del tuo Figlio,
e per questo santo scambio di doni
fa’ che il nostro spirito si innalzi alla gioia del cielo.

Il secondo Prefazio, dopo aver fatto memoria del tempo dopo la Resurrezione, ci dice qual è il fine della glorificazione di Cristo: la nostra partecipazione alla vita divina:

egli si mostrò visibilmente a tutti i discepoli,
e sotto il loro sguardo salì al cielo,
perché noi fossimo partecipi della sua vita divina.

Ripercorrere alcuni dei bellissimi testi della liturgia eucaristica dell’Ascensione di aiuta a vivere il significato di questa solennità che, particolarmente in questo tempo difficile e sofferto, viene e sostenere la nostra speranza. La Resurrezione di Cristo è l’evento centrale della nostra fede e della nostra vita, come il faro di luce che illumina ogni singolo istante della nostra esistenza. Cristo che ascende al Cielo, è il Signore che è vissuto in Palestina, ha calcato con i suoi piedi la nostra terra, è morto e risorto e non ha mai lasciato la sua Chiesa, ma è presente, vive in mezzo a noi in modo nuovo e diverso ma non meno reale. La Colletta della Messa Vespertina recita:

O Padre, il tuo Figlio oggi è asceso alla tua destra sotto gli occhi degli apostoli: donaci, secondo la sua promessa, di godere sempre della sua presenza accanto a noi sulla terra e di vivere con lui in cielo.

L’Ascensione è intimamente legata alla vita e alla missione della Chiesa, che è segno della potenza della Resurrezione che si è manifestata in Cristo. Gesù agisce ora nella Chiesa e per mezzo della Chiesa, egli è la fonte di ogni dono, ogni carisma, ogni ministero. Quanta bellezza e quanta responsabilità è affidata alla Chiesa! Bellezza, perché è sul suo volto che brilla la luce del Risorto, non in modo esclusivo, certamente, ma più evidente. E nello stesso tempo, quanta responsabilità, perché sappiamo bene quanto scandalo crea il peccato nella Chiesa, quanto offusca la luce dell’amore di Cristo benché mai nulla potrà vincerla.

I Vangeli ci tramandano il passaggio importante che l’Ascensione ha fatto compiere ai discepoli: dalla presenza sensibile del Signore alla presenza invisibile, nello Spirito, attraverso il segno della comunità, della Chiesa appunto. Dal momento dell’Ascensione, Cristo è presente nei suoi riuniti nel suo nome, che diventano la sua presenza nel mondo.

Essere suo corpo, significa che Cristo si è unito alla nostra umanità al punto da introdurci nel suo rapporto con il Padre. L’intimità tra il Padre e il Figlio è ora accessibile a noi. Il Signore ci ha introdotti in questo spazio: non un luogo, ma una relazione di amore, una comunione piena con il Padre.

Don Divo Barsotti, con il suo linguaggio poetico e innamorato, scrive:

Egli vive in me, trova in me il suo riposo, chiede a me la sua vita, possiede in me la sua gloria. E l’anima, reciprocamente, in Lui solo vive, in Dio solo riposa, s’immerge totalmente nella pura Luce divina, si perde nella medesima Luce finché, nel più assoluto oblio di se stessa, non possegga e non conosca più che Dio: un Infinito che vince ogni limite, un’Eternità che ignora ogni tempo, una Plenitudine che supera ogni misura. (Il mistero cristiano nell’anno liturgico, 166)

L’Ascensione è una festa di comunione, non di solitudine; di presenza, non di assenza; di intimità, non di distanza. È la festa di una nuova vita che comincia, quella della Chiesa. Oggi Cristo ci conferisce il mandato:

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura...(Mc 16,15)

riempiendo di valore la nostra vita, tutta presa dentro questa missione, e la spalanca al suo vero destino, la apre al suo orizzonte: vivere con Lui, accanto a Lui nella gloria. Ci assicura che non ci ha lasciati soli, Lui è presente, sempre, e ci guida con il suo Spirito. Questa solennità ci proietta decisamente alla Pentecoste. Da lunedì la liturgia pone sulle labbra del sacerdote queste parole:

Entrato una volta per sempre
nel santuario dei cieli,
egli intercede per noi,
mediatore e garante della perenne effusione dello Spirito.
Pastore e custode delle nostre anime,
ci chiama all’unanime preghiera,
sull’esempio di Maria e degli apostoli,
nell’attesa di una rinnovata Pentecoste.
(Prefazio)

Lasciamoci inondare dalla speranza che il Signoe vuole infondere nella nostra vita, nel nostro cuore, e percorriamo con gioia il cammino verso la Pentecoste, custodendo la preghiera, che ci prepara a ricevere Colui che è il dono del Padre e del Figlio.

Photo by Andrew Small on Unsplash

Clarisse Monteluce S. Erminio

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