P. Emidio, un vero uomo di Dio

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Lunedì 19 aprile, in tarda serata, P. Emidio Alessandrini ci ha lasciati. Colpito da emorragia cerebrale venerdì 16 aprile, era ricoverato a Roma, dove risiedeva da diversi anni. La gravità delle sue condizioni è stata subito evidente, e da quel momento una rete di preghiera l’ha accompagnato negli ultimi giorni della sua vita terrena. Lasciamo che sino le parole di P. Francesco Piloni, Ministro Provinciale, pronunciate nell’omelia per il funerale a S. Maria degli Angeli a parlarci di questo carissimo fratello. 

Grazie, Signore, per avercelo donato, per averlo reso nostro compagno di cammino.


Siamo qui alla Porziuncola, in questo luogo incantevole, a pregare e a salutare p.
Emidio, per molti di noi un pezzo della storia provinciale e francescana; per molti di voi
amici qui presenti o che seguite la celebrazione con i social, un uomo di Dio, un padre e
testimone, un Frate minore fino all’osso. Ognuno potrebbe raccontare per ore il bello, il
buono e il vero che ha raccolto dalle sue parole e dai suoi sguardi che arrivavano giù, in
profondità. Ma vorrei che fosse la Parola Dio, l’amata Parola di Dio a guidarci in questo
abbraccio ad Emidio: in un incontro agli animatori vocazionali diceva: “il Vangelo ha la
capacità di trasformare il kaos che abbiamo in logos; ma occorre guardare il Vangelo con
occhi vergini… per questo ci vuole una formazione sana, profonda e completa su
Gesù…occorre avere un grosso radar su noi stessi che se ti allontani dal Vangelo dica: Alt!
Fermati”. Proprio ieri Papa Francesco, all’udienza del mercoledì, richiamava la preziosità
della Parola: “La Bibbia educa l’uomo a far sì che tutto venga alla luce della Parola, che
nulla di umano venga escluso, censurato. Soprattutto il dolore è pericoloso se rimane
coperto, chiuso dentro di noi…perché se il dolore non si esprime può avvelenare l’anima, è
mortale”.
La vita di questo fratello e padre, dopo gli anni dell’infanzia e adolescenza a
Mentana, dal suo incontro con il Signore, si può dividere in due grandi tempi: il tempo a S.
Maria della Porziuncola nel Servizio Orientamento Giovani e il tempo all’Antonianum a
Roma come apostolo della Misericordia, diacono delle coscienze. Mi piace condividere con voi il suo arrivo ad Assisi, all’Eremo delle Carceri,
giovanissimo ventenne romano. Siamo all’imbrunire e il Guardiano dell’Eremo delle
Carceri, p. Stefano Gesi, sta per andare a chiudere il cancello; trova un giovane appoggiato
al pozzo che guarda nella spaccatura verso la vallata. Questo giovane piange: il frate lo
avvicina e gli chiede che cosa è successo. Emidio risponde: “Il Signore mi aveva detto di
venire ad Assisi oggi e qui avrei ricevuto indicazioni sulla mia strada ma non mi ha detto
nulla”. “Fermati con noi a pregare, a cenare e a dormire e domani sarai più sereno” si sente
dire. Emidio viene accolto e troverà la sua strada: di più, troverà lo stile della sua vocazione
francescana, l’accoglienza! Praticare l’ospitalità significa fare come fa Dio, assomigliargli
nei gesti e nei modi. Quante occasioni perse in spazi occupati dal nostro io ingombrante e
capriccioso, spazi che si accaparrano pezzi significativi di vita che ci fanno credere pieni,
lasciandoci invece gonfi e soli. Questa esperienza per Emidio diventa uno stile di vita che
manterrà sempre e con tutti; l’accoglienza benevola e gratuita anche di chi sembra “strano”
e sembra farti perdere tempo, diventa un tratto unico della sua paternità perché, come dice
Newman, “il cuore lo riempie solo chi lo ha creato” e Dio lo vuole fare con tutti i suoi figli.
Gli Atti degli Apostoli, con il racconto di Filippo e l’eunuco, descrivono il tempo
vissuto da Emidio alla Porziuncola nell’annuncio e nell’accompagnamento di molti giovani
alla ricerca del loro posto in questa esistenza. Annuncio alle folle, accompagnamento
personale; “il metodo di Gesù è parlare alle folle e fare discepoli”. Annuncio di Gesù che
viene a liberare da una vita sterile e borghese, annoiata e vuota; annuncio di un Dio che
non salva dalla morte ma che salva nella morte; annuncio di Gesù, Guerriero innamorato
che duella con la morte, uccide la morte e fa trionfare la vita. L’essenza di Dio è amarti! La
nostra missione: far amare l’Amore! Diceva Turoldo: “Noi moriamo di tristezza perché
adoriamo cose da nulla, perché scegliamo amori da nulla, amori che non trafiggono il
cuore!”. Ascoltare Emidio era un piacere e un dolore, apriva e faceva vedere squarci di
orizzonti mai visti prima ma sempre desiderati; soprattutto ti aiutava a riconoscere il fine
giusto degli eventi cosicché la lotta giornaliera non fosse sbagliata.
Filippo è capace di fare la domanda giusta nel momento perfetto: “Capisci quello che
stai leggendo? E come potrei se nessuno mi guida? E invitò Filippo a salire sul carro”.
Ecco l’altro grande servizio di p. Emidio: l’accompagnamento. Salire sul carro e saper
riconoscere tra le parole, la Parola che si fa strada e che domanda di essere accolta e
vissuta. È un carisma quello che ha svolto umilmente e che negli anni si è arricchito di
esempi, testimonianze di vita, miracoli visti. Accompagnamento che ha portato molti
giovani a entrare con gioia, si con gioia, nella propria identità, vocazione e missione.
Ultimamente aveva detto al Master di Pastorale vocazionale: “La vocazione è una missione
che Dio affida a qualcuno come se fosse lui stesso a portarla avanti”. Quanto gli dava
piacere accompagnare, per un tratto di storia, la vita chi lo desiderava, un piacere che gli
costava il sangue e il sonno; amore e sacrificio perché diceva “quando uno diventa cristiano
sul serio, cambia l’aria: pensa come Cristo, parla come Cristo, agisce come Cristo”. P. Emidio non lo capivi subito, non era un distributore di soluzioni a buon mercato perché chi
è padre punta a formare e trasformare le profondità della persona con la pazienza
dell’agricoltore. Non dava soluzioni, consegnava semi.
L’altro periodo è il suo servizio a Roma all’Ordine dei Frati minori all’Antonianum;
colgo l’occasione per ringraziare di cuore p. Stefano e p. Alfredo che si sono presi cura di
Emidio e benedire il Signore per i nostri Frati a servizio dell’Ordine a Roma. Questi anni
romani Emidio continua ad annunciare il Vangelo e soprattutto a servire e formare le
coscienze perché è questo il sacrario dove scegliamo come vivere e dove si opera il
discernimento, collaborando con lo Spirito Santo. La parola del Vangelo Nessuno può
venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo
giorno…chi crede ha la vita eterna, descrive il ministero del penitenziere, dell’apostolo
della misericordia, dell’accompagnatore. Quando scopri che nella Tomba il cadavere non
c’è più, quando sono state eliminate le prove della nostra condanna dalla Risurrezione di
Cristo, non puoi tacere la misericordia; ne diventi strumento, desideri liberare i fratelli dal
senso di condanna che schiaccia “perché il problema non sono i pesi ma è non sapere
perché li portiamo e a chi li diamo”. Mercoledì scorso ai Frati di san Mauro, in un incontro
a distanza, Emidio diceva: “le ferite te le fanno gli uomini ma quanto durano lo decidi tu!”.
Dove c’è un cristiano maturo, cambia l’aria: lo stile del discepolo è la bontà e la
misericordia, è lo stile dell’Agnello mansueto. Da questo vi consoceranno: se vi amate fino
a perdonarvi, sapendo che quello che fai o che non dai riecheggia per l’eternità.
C’è tanta gratitudine amici per questo uomo di Dio. Ho voluto tornasse, anche se per
poco, alla Porziuncola, varcando questa porta del paradiso che tanto ha amato; questa
porta è segno di quella vera che introduce alla gloria del Padre. Sorella morte è arrivata
lunedì, in tarda sera, mentre molti pregavano per lui con una preghiera di Newman con la
quale, ora, ti salutiamo e benediciamo caro Emidio. Continua con tutti noi la tua paternità,
trova tu i modi di farti presente per attirarci sempre più al Padre.


Guidami Tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii tu a condurmi! La
notte è oscura e sono lontano da casa, sii Tu a condurmi! Sostieni i miei piedi vacillanti:
io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente.
Non mi sono mai sentito come mi sento ora, né ho pregato che fossi Tu a condurmi.
Amavo scegliere e scrutare il mio cammino; ma ora sii Tu a condurmi! Amavo il giorno
abbagliante, e malgrado la paura, il mio cuore era schiavo dell’orgoglio; non ricordare
gli anni ormai passati. Così a lungo la tua forza mi ha benedetto, e certo mi condurrà
ancora, landa dopo landa, palude dopo palude, oltre rupi e torrenti, finché la notte
scemerà, e con l’apparire del mattino rivedrò il sorriso di quei volti angelici che da tanto
tempo amo e per poco avevo perduto

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