Una vita che sia viva!

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15 marzo 2020 -III Domenica di Quaresima

Gv 4,5-42

Le nostre chiese in questa III domenica di Quaresima saranno vuote, non ci sarete voi, il popolo di Dio costretti nelle vostre case dall’epidemia che ben conosciamo. Ma la vostra assenza sarà solo fisica, perché la comunione è una realtà che non conosce distanze. Per questo è ancora più importante aprire il cuore all’ascolto della Parola, perché solo questa vi può, al momento, raggiungere e dissetare la vostra sete. Forse il Vangelo che ci viene annunciato vi incontra davvero in una sete sperimentata in modo profondo, intenso, esistenziale: la sete di Dio, la sete di quella vita che non può più essere turbata come lo è la nostra oggi. Una vita che sia piena, piena di vita. Già, ci stiamo accorgendo che forse la nostra spesso è piena di impegni, di tante cose da fare, problemi, progetti… ora che siamo costretti a una brusca fermata ci rendiamo conto di quante cose la nostra vita sia piena, ma… è piena di vita? Pur con tutto il dolore che l’epidemia del Covid-19 sta portando, non possiamo non chiederci se non stiamo spendendo tanto tempo dietro cose che sono, in realtà, molto secondarie, perdendo di vista l’essenziale: l’acqua viva, l’acqua che disseta per la vita eterna. Perdiamo di vista l’importanza di trascorrere del tempo con i nostri cari, dimentichiamo il gusto di fare le cose insieme, quelle apparentemente più banali e quotidiane, oppure lo riserviamo al fine settimana… Una vita piena di vita. È quello che questa epidemia potrebbe, paradossalmente, restituirci.

Proviamo a immaginare la scena che il Vangelo di Giovanni 4, 5-42 ci presenta. Immaginiamo la donna di Samaria che si reca al pozzo con la sua anfora, come sempre, ogni giorno, in un momento della giornata dove sa di poterci andare tranquilla, senza fare incontri indesiderati. La sua vita, verosimilmente sulla bocca di tutti i compaesani, si prestava molto alle chiacchiere. Da Gesù sappiamo che ha avuto 5 mariti, e ora vive con un uomo che non è suo marito: il sesto. Numero significativo nella Bibbia, è il numero cui manca qualcosa per arrivare ad essere completo, ad essere pieno, a diventare il numero 7. È una donna sulla soglia della vita, non vive davvero, passa da una relazione all’altra, senza essere mai davvero soddisfatta, completa, senza mai sentirsi veramente amata. E la sua mancanza è evidenziata appunto da una brocca vuota che deve essere sempre riempita, di nuovo, di nuovo, ogni giorno. Cosa può aver provato la donna al vedere Gesù? Fastidio? Disappunto? Ancora di più quando lui le rivolge per primo la parola, tradendo la sua origine giudaica. Un uomo che chiede a una donna, a una donna come lei, acqua per la sua sete. Fastidio, dicevamo, disappunto, ora forse sorpresa, sospetto, curiosità. Non sappiamo cosa sia passato nel cuore di questa donna, ma sappiamo che non fugge: rimane a dialogare con Lui, attratta da un interesse particolare per un uomo mai visto prima, che intavola con lei un discorso, strano a dire il vero. È il percorso che Gesù le fa fare per farla pian piano scendere nella profondità del suo cuore, nella sua verità, nel suo dolore di una vita di donna incompiuta. Di fronte a Gesù, la donna non può non porsi la domanda fondamentale dell’esistenza: chi sei? Sei forse più grande di Giacobbe, che ci ha dato questo pozzo? Pensi di poter fare qualcosa di più di lui che ci ha dato questo pozzo? Chi pretendi di essere? Cosa puoi davvero darmi di più, dal momento che non hai neanche un secchio per attingere? Chi sei, che con le tue domande, con il tuo semplice essere qui vuoi scardinare le mie certezze? Quelle che fanno la mia vita, che sono punti fermi, ormai acquisiti e certi. E tu mi stai dicendo che oltre a quest’acqua che ben conosco, c’è un’altra acqua che mi disseta per sempre?

Chissà che turbine nel suo cuore, in un lasso di tempo breve, ma così potente da tenerla incollata lì, sotto il sole cocente di mezzogiorno, a dialogare con uno sconosciuto.

Gesù, allora, fa compiere un altro passo alla donna, e le offre il dono che lei attende: un’acqua viva, zampillante, che non si esaurisce, che porta la vita. Di fronte alle parole di Gesù, pur con tutta la sua incredulità, emerge la stanchezza della donna: sì, che io non debba più venire qui ad attingere… Stanca della lotta che ogni giorno deve fare, della strada che ogni giorno deve percorrere, della sfida che ogni giorno deve affrontare per affacciarsi su questo pozzo, nell’incognita di incontri che possono farle pesare la sua condizione. Stanca di nascondersi. Stanca di fuggire.

Forse è incredula di fronte alle parole di Gesù, ma intanto abbassa la guardia. Intanto apre davanti a lui ciò che le pesa sul cuore fino a quando Gesù la porta sul terreno più fragile della sua vita, ma soprattutto nel cuore del desiderio più vero del suo cuore: il desiderio di essere amata, interamente, per sempre, da un amore certo e stabile, affidabile. È il luogo del suo fallimento, della sua incapacità a costruire davvero una relazione di amore vero. È il luogo della sua impotenza, perché l’amore non ce lo possiamo dare da noi, non ce lo possiamo costruire a nostra misura, non possiamo suscitarlo negli altri con il nostro sforzo. Da sola, questa donna può solo sentire tutta la sua incapacità a raggiungere quella pienezza che desidera, e l’unica strada che le rimane è quella di accontentarsi, prendere ciò che la vita offre e farsi bastare quello. Ma è proprio vero che funziona così? Che ci può bastare ciò di cui tentiamo con tutte le forze di accontentarci? Che il nostro cuore è fatto per questo, non solo per un “di più”, ma per “tutto”? Ecco, Gesù la conduce al centro della sua sofferenza, della sua stanchezza, del suo fallimento, per portarla a riconoscere la sua vera sete. Allora può offrirsi, Lui, la sorgente, alla sete della donna. È solo davanti alla sorgente che la donna prende consapevolezza che la sua sete è più forte che mai, non è rassegnata: ha una speranza, ha un perché, ha una sorgente cui attingere.

Gesù l’ha portata nelle profondità del vero pozzo del suo cuore perché potesse scoprire l’acqua viva, un’acqua che è, in realtà, la Sua presenza di sposo nella vita della donna, finalmente quel settimo marito che compie la sua esistenza. Gesù è lo sposo, Gesù è il profeta, Gesù è l’unico che può entrare nelle profondità del tuo cuore e svelarlo a te, che pensi di conoscerlo ma in realtà lo fuggi, ti nascondi, perché ti mette di fronte alla mancanza insaziabile della tua esistenza, dove tu non puoi fare nulla.

Pensiamo a quanto stiamo vivendo, alla fragilità dell’esistenza che stiamo sperimentando, all’impotenza di fronte a un virus che ci può colpire senza che ce ne accorgiamo. Sensazione di pericolo, paura per noi e per i nostri cari. Noi, nel mondo delle superpotenze, dell’uomo che crede di essere dio e di avere potere su tutto, di decidere la vita e la morte, un mondo messo in scacco da un virus sconosciuto.

Ma il Signore non ci lascia soli, ci attende lì, al nostro pozzo: ci sta attendendo, ci vuole incontrare oggi. Lasciamoci condurre da Lui a riconoscere la nostra fragilità, la paura, le incompiutezze e i fallimenti della nostra esistenza, perché insieme a Lui scopriremo anche la Sorgente della vita, che ci permette di attraversare questo momento così drammatico perché sappiamo che solo in Lui tutto questo ha un senso, che chi perde la vita fisica viene accolto e riceve la Vita eterna, dove tutti un giorno vivremo. E chi ha ancora giorni davanti a sé, può viverli ora con un’intensità in realtà mai conosciuta, con una speranza certa, con la gratitudine di chi ha scoperto che al fondo di tutto, di tutto il male e di tutto il dolore e di tutto il peccato, c’è un Volto che attende, un Volto di misericordia, un Volto che guarda con amore infinito ciascuno di noi.

Sorelle Clarisse di S. Maria di Monteluce in S. Erminio – Perugia

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