La “radicalità” della Legge

L’itinerario che la liturgia ci fa fare in queste prime domeniche del Tempo ordinario, attraversa il discorso di Gesù, detto “della montagna” secondo il Vangelo di Matteo, che si apre con le famosissime Beatitudini e la rivelazione dell’identità di chi segue il Signore. È un discorso unitario, che andrebbe letto tutto insieme per coglierne la ricchezza, ma che necessariamente la liturgia ci offre in brani distinti, favorendo così l’approfondimento, e questa domenica ci propone i versetti 17-35 del capitolo 5. Gesù, come il nuovo Mosè sul monte Oreb, propone al discepolo del Regno una “nuova giustizia”, l’unica che può realmente portare la vita di ciascuno al suo pieno compimento.

In fondo la domanda che ciascuno di noi si porta nel cuore, anche se talvolta inconsciamente, è che la propria vita raggiunga un compimento, una “soddisfazione”. E tanto spesso le nostre scelte, anche le più ordinarie e quotidiane, portano impresso questo imperativo interiore, cercando a modo nostro di riempire la nostra esistenza. Le leggi ci stringono il cuore, l’osservare delle norme non ci fa sperimentare una bellezza di vita… La strada è forse quella dell’anarchia? Ma è proprio vero che svincolati da ogni “legge”, possiamo sperimentare in pienezza il vero compimento che sazia il nostro desiderio più profondo?

Oggi Gesù ci annuncia di nuovo il Vangelo, la Buona Notizia. È solo Lui il pieno compimento della vita, non ci lascia disperdere su infiniti rivoli di desideri “impazziti”, ma porta dentro la nostra esistenza, fatta di norme, di leggi, una “radicalità” che dà vera pienezza, vera soddisfazione. Lui, infatti, ci svela il bellissimo progetto che Dio aveva sull’uomo e ci dà la grazia perché possa essere portato a compimento in ciascuno. Lui si fa cammino storico per l’uomo, perché seguendo le sue orme, vivendo in comunione con Lui possiamo realizzare in noi il sogno di Dio.

E in questo brano Gesù entra nel dettaglio di una esistenza veramente umana, nei rapporti che qualificano l’essere persona:

  • Il rapporto con i fratelli
  • Il rapporto uomo/donna
  • Il rapporto con la verità, nell’ambito della relazione umana
  • Il rapporto con il “nemico”

Il brano, in tutti questi ambiti, è scandito dall’espressione: «avete udito che fu detto» a cui fa seguire la dichiarazione: «ma io vi dico».

E in questo Gesù non fa sconti, anzi sembra “peggiorare” il peso della Legge, ma se andiamo a leggere più in profondità il testo scopriamo che egli ci dà un paradigma perché le leggi non siano un laccio, ma un luogo in cui fare esperienza di libertà. Gesù “radicalizza” la Legge proprio nel senso che ritorna alle radici di ciò che era stato prescritto: alla radice della volontà di Dio e alla radice del cuore dell’uomo. Egli riconduce tutti i precetti a un unico centro che è il primato dell’amore. L’omicidio, l’adulterio, il divorzio, il giuramento, non riguardano solo l’ambito sociale e relazionale, ma sono l’evidenza delle intenzioni e dei desideri del cuore. Prima di giungere a questi “effetti”, c’è una posizione interiore del cuore che vive nel disprezzo dell’altro, nel desiderare che l’altro non sia (omicidio) per affermare se stessi e i propri bisogni.

Solo l’affermazione in ogni ambito e in ogni relazione del primato dell’amore è fonte di vero compimento umano e di vera soddisfazione. Gesù, nella sua umanità, ci ha mostrato la via e mediante il dono dello Spirito ci ha dato la vera libertà dell’amore: egli ha vissuto fino in fondo la sua obbedienza d’amore alla volontà del Padre fino a dire sulla croce: «tutto è compiuto!» portando a ogni uomo la salvezza. È questa, allora, la “radicalità” della Legge, per cui la nostra relazione e comunione con il Padre può fondare e trasformare ogni nostra scelta e azione nel quotidiano, facendoci camminare nella libertà del cuore verso il pieno compimento della nostra vita nell’amore.

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