Festa della Presentazione del Signore

«Io ardisco tenerti in mano come una lampada; / chi porta, infatti, una lucerna fra gli uomini è illuminato senza bruciare. / Illuminami dunque, Tu che sei la Lucerna inestinguibile» 

(Romano il Melode)

La IV domenica del tempo ordinario, cade quest’anno il 2 febbraio in cui la Chiesa celebra la festa della Presentazione al Tempio del Signore. Questa festa ha le sue radici molto antiche nella Chiesa di Gerusalemme, poi dal V-VI secolo essa inizia a essere celebrata nelle Chiese orientali, con il nome di “festa dell’Incontro” e dal VII secolo viene introdotta anche nella Chiesa occidentale, con il nome di “Purificazione della Vergine Maria. Solo dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, in Occidente, assume il nome di “Presentazione del Signore”.

I differenti nomi in cui viene chiamata questa festa evidenziano le diverse sfaccettature di cui essa è composta e il taglio con cui essa può essere vista e celebrata.

Festa dell’Incontro”: sottolinea l’incontro che è avvenuto tra Cristo e il suo popolo, nelle persone di Simeone e Anna; tra l’Antico e il Nuovo Testamento; tra Dio e l’uomo.

Purificazione di Maria”: è il taglio mariano che viene dato nella lettura di questa festa. Dopo 40 giorni, periodo per la purificazione della madre, secondo la tradizione ebraica, il Bambino e la Madre vengono portati al Tempio per compiere, secondo la Legge (così sottolinea il brano evangelico di Lc 2,22-23) il rito della purificazione.

Presentazione del Signore”: richiama l’evento evangelico in cui Gesù, secondo il testo greco, viene “presentato” al Signore, come prescriveva la Legge.

Le immagini che raffigurano, sia in Oriente, sia in Occidente, questo evento hanno conservato uno schema iconografico molto stabile e mostrano visivamente la ricchezza di contenuto di questa festa.

Questa immagine del 1275-80 circa è stata dipinta da Guido da Siena e fa parte della tavoletta del dossale di Badia Ardenga

Essa raffigura la scena evangelica nella sua essenzialità. Troviamo Gesù bambino al centro tra le braccia di Simeone con alle spalle la profetessa Anna che tiene tra le mani un cartiglio, dall’altra parte Maria e Giuseppe che porta una coppia di colombe, come prescriveva la Legge, come offerta povera, per il riscatto del primogenito.

Il tempio è raffigurato da un baldacchino che racchiude la scena con ai lati due costruzioni. Al centro vediamo un altare ricoperto di un ricco drappo e appese alle volte del baldacchino quattro lampade accese, è l’altare della Nuova Alleanza sul quale si perpetua il sacrificio del Signore, e indica nell’Eucaristia, il luogo dell’incontro. Sull’arco centrale, infatti è dipinta una croce dorata.

È una composizione molto semplice, che esprime tuttavia la profondità di questo evento.

È molto intenso lo sguardo che Simeone rivolge al Bambino, ed è il centro di tutta la composizione. Lì c’è tutta la forza della sua attesa: finalmente i suoi occhi possono posarsi su Colui che è l’atteso di tutto Israele e la luce che illuminerà tutte le genti. Egli riceve il Bambino con le mani velate, in segno di rispetto e di adorazione e sembra che lo voglia deporre sull’altare, come offerta e sacrificio. In Simeone è raffigurata tutta l’attesa di Israele e di ogni uomo che anela a un senso per la propria vita, a una luce che possa illuminare i suoi passi.

Il Bambino è raffigurato come il Re Messia, in vesti regali e nell’atteggiamento benedicente. Non c’è passività in lui, ma in lui c’è già la piena volontà di aderire al disegno d’amore del Padre per la salvezza dell’uomo. La mano benedicente, infatti è rivolta verso l’alto a indicare questa sua adesione al Padre.

All’altro lato troviamo Maria nell’atteggiamento dell’offerta: le mani sono rivolte verso Simeone e il Bambino e sono vuote, ella ha consegnato suo Figlio affinché si compia la volontà del Padre.

Ai lati dell’icona: da una parte Giuseppe, anche lui in atteggiamento di offerta, dona ciò che prescrive la legge, due colombi, egli è raffigurato quasi un po’ in disparte, a significare il suo eloquente silenzio e obbedienza. Dall’altro lato Anna, con in mano un cartiglio simbolo dello spirito profetico, è colta mentre parla del Bambino e loda Dio, come dice il testo evangelico.

I tre personaggi, che gravitano attorno a quello sguardo commosso e intenso del vecchio Simeone, prefigurano la comunità dei credenti nella storia: la comunità fedele (Maria), profetica (Anna) e povera (Giuseppe), che viene santificata dall’incontro con il Signore.

Di fronte a questa sacra immagine, lo sguardo dell’orante è portato a entrare nella scena attraverso gli occhi di Anna, l’unica che si rivolge a chi sta davanti all’icona. È a ciascuno di noi che ella parla del Bambino, è a noi che ella si rivolge per invitarci a questo incontro, che si pone come il termine ultimo di ogni nostra attesa, di ogni nostro desiderio.

Accogliamo perciò l’invito e nella contemplazione di questa santa immagine “Andiamo anche noi incontro a Cristo accogliamo Colui in cui Simeone ha visto la salvezza. È Colui che Davide annunciò e ha parlato ai profeti, che si è incarnato per noi. Adoriamolo!” (S. Germano di Costantinopoli)

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