La missione di Chiara

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La missione di Chiara

Chiara, nella III Lettera ad Agnese di Praga, riguardo a ciò che lei riteneva essere la sua missione, così si esprime: “e per usare propriamente le parole dell’Apostolo, ti considero collaboratrice di Dio stesso e colei che rialza le membra cadenti del suo corpo ineffabile”, facendo riferimento al brano di 1Cor 1,3: “Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio”. E all’inizio del Testamento: “Perciò l’Apostolo dice: Conosci la tua vocazione”, citando espressamente 1Cor 1,26.

Sono, entrambe, citazioni che appartengono a brani più ampi in cui san Paolo ricorda ai cristiani di Corinto il fondamento della loro chiamata e la gratuità di cui sono stati gratificati con l’elezione. Lo sguardo viene riportato, in entrambi i luoghi scritturistici, sul Signore Gesù Cristo, che è il “fondamento” su cui ciascuno, con la propria opera, costruisce l’unica Chiesa di Cristo, Lui – l’unico di cui ogni cristiano può vantarsi – che “è diventato per noi giustizia, santificazione e redenzione”.

Come Paolo, folgorato sulla via di Damasco ormai vedrà soltanto Gesù e solo Lui sarà il suo orizzonte, così anche Chiara: secondo la testimonianza delle Sorelle al Processo di canonizzazione “lo suo parlare sempre era de cose de Dio, e non voleva parlare de cose seculari, né voleva che le sore le recordassero” (FF 2953).

La Parola ascoltata e custodita si fa giorno per giorno carne nelle vicende quotidiane, come ricordano le Sorelle che tratteggiano i sentimenti di Chiara come quelli di una donna totalmente afferrata dall’amore, stupita della gratuità di un dono che la supera e coinvolta nella stessa compassione di Cristo per l’uomo ferito e debilitato dal peccato. Qui scopriamo la peculiarità della missione di Chiara nella Chiesa. Una missione che si potrebbe definire “a cerchi concentrici”, perché, a partire dall’esperienza trasformante della preghiera e della contemplazione (cf FF 3002), la testimonianza dell’amore ineffabile del Signore Gesù, resa persuasiva dalla bellezza manifestata in lei, quasi traboccando su tutto e su tutti coloro che la avvicinano, raggiunge i confini del mondo. Lei stessa esprime il suo “mandato missionario” in questi termini: “Infatti, proprio il Signore ha collocato noi come modello, ad esempio e specchio non solo per gli altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, (…) affinché esse pure risplendano come specchio ed esempio per tutti coloro che vivono nel mondo”. E il Papa Alessandro IV nella Bolla di Canonizzazione, ne conferma l’intuizione carismatica, tratteggiandone così la vita: “Chiara, infatti, si nascondeva, ma la sua vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama gridava… Questa fu la vena limpida della valle Spoletana, che aprì una novella sorgente di acqua vitale a ristoro e beneficio delle anime, la quale, già diramatasi per vari ruscelli nel territorio della Chiesa, rese prospero il vivaio della Religione”.

Anche per Chiara, la sua fede è l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore, una fede che è perciò amore per Gesù Cristo e per la sua Chiesa. Per questo in lei rivive la stessa compassione del cuore di Cristo, come ricordano ancora le Sorelle: “Anche disse che essa beata madre ebbe specialmente la grazia di molte lacrime, avendo grande compassione alle sore et alli afflitti” (FF 2973). Una missione che come un fiume in piena, Chiara stessa lascia in eredità ad Agnese e alle sue Sorelle, quelle presenti e quelle che verranno, compiendosi così “quella profezia che sua madre udì, a quanto si dice, mentre pregava gravida di lei: che cioè avrebbe partorito una luce tale da rischiarare grandemente l’universo” (FF 3310).

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