…come nardo prezioso…

La domenica delle Palme, con tutta la sua ricca e intensa liturgia, è un giorno particolarmente importante per chi ama S. Chiara e soprattutto per le sue figlie che ancora oggi ne mantengono vivo il carisma nella Chiesa.

È, infatti, il giorno considerato fondativo del nostro Ordine, nato nella settimana di Passione, proprio al suo inizio, nel giorno in cui Gesù fa il suo ingresso in Gerusalemme: oggi Chiara compie il gesto definitivo che la porrà alla sequela del Signore per tutta la vita.

Lasciamo la parola al suo biografo, affinché possiamo essere introdotti in quanto avvenne quel giorno:

“Era prossimo il giorno solenne delle Palme, quando la giovane si recò dall’uomo di Dio per chiedergli della sua conversione, quando e in che modo dovesse agire. Il padre Francesco ordina che nel giorno della festa, elegante e ornata, si rechi alle Palme in mezzo alla folla del popolo, e poi la notte seguente, uscendo fuori dalla città, converta la gioia mondana nel lutto della domenica di Passione. Giunto dunque il giorno di domenica, in mezzo alle altre dame, la giovane, splendente di luce festiva, entra con le altre in chiesa. Qui, con degno presagio, avvenne che, mentre gli altri correvano a ricevere le palme, Chiara, per verecondia, rimase immobile e allora il pontefice, scendendo i gradini, giunse fino a lei e pose la palma nelle sue mani. La notte seguente, preparandosi ad eseguire il comando del santo, intraprese la fuga desiderata con un’onesta compagnia. Siccome però non volle uscire per la porta consueta, riuscì ad aprire con le proprie mani, con una forza che a lei stessa parve straordinaria, un’altra porta, che era ostruita da legni e pietre pesanti. Quindi, abbandonati la casa, la città e i parenti, si affrettò verso Santa Maria della Porziuncola, dove i frati, che vegliavano pregando nella piccola cappella, accolsero la giovane Chiara con lumi accesi.  Subito, lasciate qui le sozzure di Babilonia, consegnò al mondo il libello di ripudio; qui, per mano dei frati, depose i suoi capelli e abbandonò i suoi abiti variegati”. (LegsC 7-8)

Chiara pianticella di Francesco, come lei stessa ama definirsi, si lascia guidare dalla sapienza del santo, che colloca la sua fuga dalla casa paterna dentro una vera e propria liturgia. È la notte delle Palme del 1211 o 1212. Chiara ha ricevuto la palma dalle mani stesse del Vescovo, segno di una silenziosa preghiera e benedizione, ma poi è Francesco a riceverla nella notte alla Porziuncola, insieme ai frati della prima fraternità.

Trascorsa la domenica, infatti, quando nella casa e in città tutti si sono ritirati, Chiara fugge.

Sono le ore che introducono nel lunedì santo, giorno nel quale la Liturgia prevede il Vangelo dell’unzione di Betania:

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». (Gv 12,1-8)

Un brano bellissimo, che verrà riutilizzato da Papa Innocenzo IV nella bolla di canonizzazione di S. Chiara, per dire ciò che fu la vita di questa donna:

«Si custodiva dentro e si diffondeva fuori. Chiara, infatti, si nascondeva, ma la sua vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama gridava. Si teneva nascosta nella sua cella, eppure nelle città lei era conosciuta. Nulla di strano in questo: perché non poteva avvenire che una lampada tanto vivida, tanto splendente, rimanesse occulta senza diffondere luce ed emanare chiaro lume nella casa del Signore; né poteva rimanere nascosto un vaso con tanti aromi, senza emanare fragranza e cospargere di soave profumo la casa del Signore. Ché anzi, spezzando duramente nell’angusta solitudine della sua cella l’alabastro del suo corpo, riempiva degli aromi della sua santità l’intero edificio della Chiesa».  (Bolla di canonizzazione, 4-5)

All’inizio e alla fine della vita di Chiara ritroviamo questo brano, che diventa la chiave di lettura di tutta la sua esistenza, da quella notte della domenica delle Palme, all’undici agosto 1253.

Non a caso, dicevamo, Francesco sceglie per Chiara questo giorno e questo tempo, significativo della conversione di questa giovane donna che non ha un passato come Francesco, di una vita più mondana, ma fin dall’infanzia è caratterizzata da un’indole sensibile alla fede, all’attenzione ai poveri, alla preghiera.

Incontrando Francesco, Chiara scopre un modo nuovo di amare Gesù, e soprattutto scopre la profondità del Suo amore per lei: un amore che si è dato fino in fondo, che ha abbracciato la povertà della condizione umana, non si è tirato indietro di fronte a nessuna fatica, sofferenza, pur di manifestare all’uomo il suo immenso valore, di quale Amore è amato. Chiara scopre in modo nuovo l’Amore Crocifisso, Gesù povero e crocifisso, e ne è a tal punto conquistata che decide di seguirlo senza riserve, senza agiatezze, senza alcun altro privilegio che la sua stessa povertà.

È una donna concreta, e sa che l’amore non è fatto di parole, ma di fatti, di decisioni, di vita. Così non si lascia scoraggiare dagli ostacoli che, ne è certa, dovrà incontrare. Primo fra tutti proprio seguire Francesco, abbandonare la sua casa per mettersi sulle orme di Gesù secondo la strada che Francesco sta vivendo, sta scoprendo e tracciando. Fin dall’inizio Chiara sa che seguire Francesco non è ripetere passo passo il suo stile di vita: l’intuizione evangelica è la stessa, ma Chiara, con l’aiuto di Francesco, dovrà trovare il suo modo di viverla, il dono peculiare che è stato fatto a lei.

Un atto di fede enorme quello che compie quella notte. Fugge da una porta di servizio, pesante, che difficilmente una donna poteva aprire se non sostenuta da una forza non sua, da una motivazione che non permetteva rimandi.

Molti studiosi e appassionati di francescanesimo hanno cercato di capire bene cosa avvenne quella notte. Chiara attesa, forse accompagnata dai frati alla Porziuncola, viene accolta da Francesco e altri frati che stanno pregando. Possiamo solo immaginare la trepidazione di Chiara, Francesco, e di tutti i presenti. L’emozione, lo stupore, la gioia grande nel vedere il Signore all’opera non solo in loro, ma anche in questa giovane, determinata a donare la sua vita per amore di Colui che ha dato tutto per lei. Sì, determinata Chiara lo sarà per tutta la vita. Difenderà con tutta se stessa il carisma, il dono che il Signore le ha fatto, non recederà di un millimetro dal proposito di partenza, fedele fino all’ultimo respiro. Conosce bene quello che ha lasciato, ancora non sa quale forma avrà la sua vita, ma sa di aver trovato Colui che vale più del mondo intero. E non lo lascerà mai più.

Accolta alla Porziuncola, in questa chiesetta che è il cuore dell’Ordine francescano, viene compiuto su di lei un gesto molto significativo: le sono tagliati i suoi capelli. Tommaso da Celano non dice per mano di chi questo avviene, dirà però più avanti che Francesco fa anche ad Agnese, sorella di Chiara, la tonsura di sua mano (LegsC 26). Possiamo ipotizzare, allora, che sia Francesco, il “beato padre”, che Chiara nel Testamento (TestsC n. 38) definisce nostra colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegno, a sigillare la vocazione e la risposta pronta di questa giovane donna.

Una certa visione “romantica” ha dato tanta enfasi a questo gesto, rendendolo particolarmente suggestivo. E lo è certamente, ma soprattutto è denso di significato, tanto da essere conservato ancora oggi ed essere compiuto su quante, trascorso il primo tempo della prova, fanno il loro ingresso nella vita monastica clariana. Il taglio dei capelli era stato a lungo visto come un gesto di consacrazione, ma uno studio approfondito di P. Luigi Padovese (vogliamo ricordare questo grande frate cappuccino, vescovo di Smirne, ucciso dal suo autista nel 2010. Insigne studioso e professore scrisse un importante articolo dal titolo La tonsura di Chiara gesto di consacrazione o segno di penitenza? Laurentianum 31 – 1990) ha messo in evidenza che non si tratta di una consacrazione, che peraltro Francesco non poteva ricevere, quanto piuttosto dell’ingresso di Chiara nella vita di penitenza, cioè nella vita di perenne conversione, nel cammino radicale della fede cristiana. Chiara entra a far parte di questa fraternità, abbandona i suoi abiti per indossare l’abito della penitenza. Un cambiamento radicale esteriore che attesta e manifesta quanto avvenuto nel suo intimo durante il tempo che ha preceduto e preparato questa notte. Le parole udite su quanto Francesco stava compiendo, il desiderio di parlargli, i colloqui con lui: così il Signore, piano piano, è entrato in profondità nel suo cuore assetato, inquieto, in ricerca di quell’amore vero che la conquisterà interamente, e la renderà una donna forte, capace di affrontare le difficoltà non solo degli inizi incerti ma soprattutto della crescita della sua famiglia religiosa, della lotta per la povertà evangelica vissuta senza sconti, con la mano tesa a ricevere la Provvidenza del Padre delle misericordie, ma anche pronta a donare, a condividere quanto ricevuto dal suo amore, dalla sua cura. Solerte nel lavoro, anche durante la lunga malattia, ma soprattutto nella preghiera, spazio di incontro con il suo Sposo, di intercessione per le sue figlie e sorelle, per quanti bussavano alla porta di S. Damiano, per la città di Assisi, per la Chiesa e il mondo, che vedeva come un campo nel quale è racchiuso un tesoro, così come ogni cuore umano è scrigno ripieno di tesori.

Un inizio, ma un grande inizio. Piccolo, ma denso di promessa: è così per ogni inizio che avviene nel segno della benedizione di Dio. Ciascuno di noi ha la sua “domenica delle Palme”, dove è chiamato a scegliere e a mettere in gioco la sua vita su qualcosa di grande, a dire il proprio “sì” al Signore non con le parole, ma con i fatti.

Chiediamo alla nostra Madre S. Chiara di darci la sua stessa determinazione ma forse, ancor più, il suo amore per il Signore Gesù, perché possiamo seguirlo come ha fatto lei, seguendo le orme che lui chiama a ricalcare, per la strada che lui ha pensato per ciascuno di noi. E allora anche noi conosceremo la “segreta dolcezza” che ha riempito il cuore e la vita di Chiara.

Buona Settimana Santa

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