
È, infatti, il giorno considerato fondativo del nostro Ordine, nato nella settimana di Passione, proprio al suo inizio, nel giorno in cui Gesù fa il suo ingresso in Gerusalemme: oggi Chiara compie il gesto definitivo che la porrà alla sequela del Signore per tutta la vita.
Lasciamo la parola al suo biografo, affinché possiamo essere introdotti in quanto avvenne quel giorno:
“Era prossimo il giorno solenne delle Palme, quando la giovane si recò dall’uomo di Dio per chiedergli della sua conversione, quando e in che modo dovesse agire. Il padre Francesco ordina che nel giorno della festa, elegante e ornata, si rechi alle Palme in mezzo alla folla del popolo, e poi la notte seguente, uscendo fuori dalla città, converta la gioia mondana nel lutto della domenica di Passione. Giunto dunque il giorno di domenica, in mezzo alle altre dame, la giovane, splendente di luce festiva, entra con le altre in chiesa. 
Chiara pianticella di Francesco, come lei stessa ama definirsi, si lascia guidare dalla sapienza del santo, che colloca la sua fuga dalla casa paterna dentro una vera e propria liturgia. È la notte delle Palme del 1211 o 1212. Chiara ha ricevuto la palma dalle mani stesse del Vescovo, segno di una silenziosa preghiera e benedizione, ma poi è Francesco a riceverla nella notte alla Porziuncola, insieme ai frati della prima fraternità.
Trascorsa la domenica, infatti, quando nella casa e in città tutti si sono ritirati, Chiara fugge.
Sono le ore che introducono nel lunedì santo, giorno nel quale la Liturgia prevede il Vangelo dell’unzione di Betania:
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Un brano bellissimo, che verrà riutilizzato da Papa Innocenzo IV nella bolla di canonizzazione di S. Chiara, per dire ciò che fu la vita di questa donna:
«Si custodiva dentro e si diffondeva fuori. Chiara, infatti, si nascondeva, ma la sua vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama gridava. Si teneva nascosta nella sua cella, eppure nelle città lei era conosciuta. Nulla di strano in questo: perché non poteva avvenire che una lampada tanto vivida, tanto splendente, rimanesse occulta senza diffondere luce ed emanare chiaro lume nella casa del Signore; né poteva rimanere nascosto un vaso con tanti aromi, senza emanare fragranza e cospargere di soave profumo la casa del Signore. Ché anzi, spezzando duramente nell’angusta solitudine della sua cella l’alabastro del suo corpo, riempiva degli aromi della sua santità l’intero edificio della Chiesa». (Bolla di canonizzazione, 4-5)
All’inizio e alla fine della vita di Chiara ritroviamo questo brano, che diventa la chiave di lettura di tutta la sua esistenza, da quella notte della domenica delle Palme, all’undici agosto 1253.
Non a caso, dicevamo, Francesco sceglie per Chiara questo giorno e questo tempo, significativo della conversione di questa giovane donna che non ha un passato come Francesco, di una vita più mondana, ma fin dall’infanzia è caratterizzata da un’indole sensibile alla fede, all’attenzione ai poveri, alla preghiera.

È una donna concreta, e sa che l’amore non è fatto di parole, ma di fatti, di decisioni, di vita. Così non si lascia scoraggiare dagli ostacoli che, ne è certa, dovrà incontrare. Primo fra tutti proprio seguire Francesco, abbandonare la sua casa per mettersi sulle orme di Gesù secondo la strada che Francesco sta vivendo, sta scoprendo e tracciando. Fin dall’inizio Chiara sa che seguire Francesco non è ripetere passo passo il suo stile di vita: l’intuizione evangelica è la stessa, ma Chiara, con l’aiuto di Francesco, dovrà trovare il suo modo di viverla, il dono peculiare che è stato fatto a lei.
Un atto di fede enorme quello che compie quella notte. Fugge da una porta di servizio, pesante, che difficilmente una donna poteva aprire se non sostenuta da una forza non sua, da una motivazione che non permetteva rimandi.
Molti studiosi e appassionati di francescanesimo hanno cercato di capire bene cosa avvenne quella notte. Chiara attesa, forse accompagnata dai frati alla Porziuncola, viene accolta da Francesco e altri frati che stanno pregando. Possiamo solo immaginare la trepidazione di Chiara, Francesco, e di tutti i presenti. L’emozione, lo stupore, la gioia grande nel vedere il Signore all’opera non solo in loro, ma anche in questa giovane, determinata a donare la sua vita per amore di Colui che ha dato tutto per lei. Sì, determinata Chiara lo sarà per tutta la vita. Difenderà con tutta se stessa il carisma, il dono che il Signore le ha fatto, non recederà di un millimetro dal proposito di partenza, fedele fino all’ultimo respiro. Conosce bene quello che ha lasciato, ancora non sa quale forma avrà la sua vita, ma sa di aver trovato Colui che vale più del mondo intero. E non lo lascerà mai più.
Accolta alla Porziuncola, in 
Una certa visione “romantica” ha dato tanta enfasi a questo gesto, rendendolo particolarmente suggestivo. E lo è certamente, ma soprattutto è denso di significato, tanto da 

Un inizio, ma un grande inizio.
Chiediamo alla nostra Madre S. Chiara di darci la sua stessa determinazione ma forse, ancor più, il suo amore per il Signore Gesù, perché possiamo seguirlo come ha fatto lei, seguendo le orme che lui chiama a ricalcare, per la strada che lui ha pensato per ciascuno di noi. E allora anche noi conosceremo la “segreta dolcezza” che ha riempito il cuore e la vita di Chiara.
Buona Settimana Santa



