Lunedì santo 2020

Vangelo   Gv 12, 1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.

Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Resurrezione di Lazzaro e unzione di Betania, due momenti della vita di Gesù strettamente legati tra loro dallo stesso evangelista, che nel racconto del cap. 11 Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli, anticipa quanto avverrà al cap. 12: l’odore ripugnante della morte e il profumo della vita offerta, consegnata per amore. Protagonista del brano di Betania è una donna, Maria, caratterizzata dal silenzio, dall’ascolto, da un amore intenso per Gesù cui affida non solo se stessa, ma anche la vita del fratello.

Il brano del vangelo fa da specchio alla prima lettura di Isaia 42,1-7, il primo dei quattro canti del Servo del Signore, che ci accompagnano lungo questa settimana: la Chiesa ha da sempre riconosciuto che il Servo è Gesù, e questi canti dicono il modo in cui Gesù ha vissuto il suo essere Messia, non nella grandezza, nella visibilità, nella gloria umana come proponeva il tentatore nel deserto, ma caricandosi del peccato degli uomini, nell’umiltà, nell’abbassamento, nell’apparente fallimento. Mentre la storia con Gesù stava rapidamente giungendo al punto più drammatico, nessuno dei discepoli era in grado di riconoscere in quanto stava accadendo il realizzarsi di queste parole.

Solo Maria, solo lo sguardo di chi ha visto con i propri occhi la salvezza e ha riconosciuto in Gesù più di quanto semplicemente appariva, nelle sue parole il risuonare della Parola di Dio, nei suoi gesti un amore, una passione per l’uomo mai sperimentata prima, può avvicinarsi a lui con un gesto che sgorga dalla gratitudine, una gratitudine che non ha prezzo perché sa che Colui che è davanti a lei vale più di tutto ciò che di più prezioso esiste sulla terra. Per lui un profumo che vale trecento denari, quando – ci dicono i sinottici – Gesù è stato venduto per trenta…

Oggi la liturgia mette al centro della scena Gesù: nella prima lettura il Padre che proclama il suo amore per il Figlio  - “Tu sei il mio servo, che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio” (Is 42,1) -, per il suo donarsi in un’obbedienza amorosa al progetto di salvezza del Padre, che ama l’uomo al punto di donare ciò che di più prezioso ha; nel Vangelo la risposta di chi si è accorto di tutto questo amore e può soltanto porsi ai piedi di Gesù, e profumarli, adorarli, dire la sua gratitudine e il suo volersi coinvolgere fino in fondo con la vita di Gesù ungendoli di profumo e ungendo i propri capelli con lo stesso profumo. Ed è dentro tale coinvolgimento che la casa intera viene riempita della fragranza nuova della vita donata.

Due proclamazioni di amore su Gesù, dentro un contesto che non lo comprende, si scandalizza, calcola, che presto lo lascerà solo. L’amore dei discepoli è ancora fragile, dovrà attraversare lo scandalo della croce.

Chissà cosa può aver provato Maria di Betania quando, alle parole di Giuda Gesù prende le sue difese. Forse ha vissuto una comunione profondissima con Colui che, solo, aveva compreso il suo gesto, forse il suo cuore si è riempito di tenerezza, di un amore ancora più intenso, ma anche della tristezza di chi sente pronunciare parole di distacco da chi si ama…

Tra i due brani, il Salmo responsoriale, Sl 26: parole di fiducia, parole che sono sulla bocca dello stesso Gesù, che si affida al Padre nel momento della persecuzione più accesa e cruenta.

Possiamo solo immaginare da lontano la solitudine che ha vissuto Gesù, pur circondato dai suoi, e quanta consolazione ha ricevuto da Maria.

Le letture della liturgia di oggi meritano di essere rilette, meditate, ma soprattutto di diventare preghiera, di toccare il nostro cuore duro, abituato alle celebrazioni di questi giorni. Forse, allora, la situazione di deserto in cui ci troviamo può essere provvidenziale per risvegliare la nostra coscienza: dedichiamo del tempo a questa Parola, interiorizziamola, e lasciamo che tocchi, parli, muova il nostro cuore. Sono tanti gli atteggiamenti che circondano Gesù in questo brano: in quale ci riconosciamo? Quale vogliamo sia il nostro? Come vogliamo seguire Gesù lungo il cammino della settimana santa?

Apriamo il cuore alla grazia di questi giorni, e lasciamo che la Parola di Dio vi porti la sua luce, la sua verità, che accenda il fuoco dell’Amore.

Clarisse S. Maria di Monteluce in S. Erminio