Piene di gioia corsero a dare l’annunzio…

E’ la gioia per l’incontro con la persona viva di Gesù che ha trasformato Francesco d’Assisi in un uomo nuovo, rendendolo, con tutta la persona, annunciatore di ciò che gli era accaduto. Tutti se ne erano accorti, e mentre alcuni lo deridevano giudicando troppo strano questo cambiamento, altri osservavano, ascoltando con il cuore, e alcuni si lasciarono raggiungere e vollero vivere come lui.

Già era successo ai discepoli di Gesù quando inaspettatamente e incredibilmente, dopo la sua morte in croce, lo avevano di nuovo incontrato, vivo. Sembrava tutto finito, e invece proprio lì, dove ogni speranza si era infranta, proprio lì tutto è veramente iniziato. 

Le donne che piene di gioia corrono a dare l’annuncio ai discepoli e i discepoli di Emmaus che, fuggiti tristi e impauriti da Gerusalemme, vi ritornano di corsa dopo l’incontro con il Risorto, sono solo l’inizio di una lunga catena di testimoni che hanno incontrato Cristo e ne sono divenuti annunciatori.

Tra questi anche Francesco.

Dopo la Pasqua del 1209, 800 anni fa, all’inizio di maggio, Francesco e i suoi primi undici compagni si recano a Roma, per sottoporre a papa Innocenzo III il modo con cui vogliono seguire il Signore.

Erano passati circa cinque anni dalla conversione di Francesco, e quei suoi primi compagni erano rimasti colpiti dal suo cambiamento, da quell’Incontro con Gesù che si leggeva in tutta la sua persona.

Nel suo Testamento Francesco racconta un’esperienza importante degli inizi, prima dell’arrivo dei suoi compagni: lui, che aveva sempre evitato i lebbrosi (ce n’erano tanti a quei tempi) e non ne sopportava nemmeno da lontano l’odore, un giorno ne incontrò uno che gli chiedeva l’elemosina… e lui, interiormente spinto, gli diede l’elemosina e lo abbracciò. E dice che da allora tutto quello che prima gli sembrava amaro, si tramutò in dolcezza di animo e di corpo.

L’incontro profondo con Gesù risorto, l’ascolto di Lui e l’adesione, la scelta di non vivere più soli, ma insieme a Lui, nell’amicizia con Lui, ha questo potere: ciò che al mio io egoistico è amaro e pesante, si trasforma in dolcezza; quello che ha sapore di morte si cambia in vita.

Se leggiamo il racconto dei dodici frati che vanno a Roma, a piedi e senza sicurezze né di denaro né di cibo e alloggio, colpisce la gioia che li pervade: è la gioia del Risorto!

 

Per questo Francesco ci esorta “a celebrare continuamente la Pasqua del Signore, cioè il passaggio da questo mondo al Padre, passando per il deserto del mondo in povertà di spirito, come pellegrini e forestieri” (FF 1129), per poter gustare fin da ora, nel nostro pellegrinaggio terreno, la dolcezza di Lui, vivo per sempre, e vivere per sempre nelle Sua Vita.

 

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