La logica dell’addizione

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Commento al Vangelo della XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Marco 12,28b-34

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Per la riflessione:

Interrogato da uno degli scribi su quale sia il comandamento più grande,
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Gesù ci mostra anzitutto quale sia l’obiettivo al quale confluiscono tutti i comandamenti, e, allo stesso tempo, quale sia l’origine dalla quale scaturiscono: l’amore verso Dio e verso il prossimo. A prima vista risultano essere due grandi comandamenti distinti.

Visti così pongono il problema di quale scala di priorità ci sia tra i due, che da come sono presentanti potrebbero risultare uno conseguente all’altro. Invece essi non sono due, ma un unico grande comandamento: come ci dice l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera, non possiamo amare a Dio che non vediamo e non amare il fratello che vediamo (1 Gv 4,20): l’amore verso l’uno è mediatore dell’amore verso l’altro.
Questa logica risulta essere presente in altri passi scritturistici e non solo nella predicazione di Gesù. Infatti, è di somma importanza avere la consapevolezza che l’amore a cui siamo chiamati non rispetta la logica della sottrazione, e cioè per amare l’uno tolgo necessariamente qualcosa all’altro, ma quella dell’addizione, nell’amare uno amo anche l’altro, nell’amare Dio amo anche l’uomo è nell’amare l’uomo amo anche Dio.

(Commento di don Francesco Verzini, Sulla tua Parola, il Messalino. Su gentile concessione Editrice Shalom www.editriceshalom.it)

Dalla Regola non Bollata di San Francesco cap. XXIII

Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e le volontà il Signore Iddio, il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita ; che ci ha creati, B_Angelico webredenti e ci salverà per sua sola misericordia; lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e le volontà il Signore Iddio, il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita ; che ci ha creati, redenti e ci salverà per sua sola misericordia; lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi. Nient’altro dunque dobbiamo desiderare, nient’altro volere, nient’altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono, pio, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero e retto, che solo è benigno, innocente, puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono, ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e i giusti, di tutti i beati che godono insieme nei cieli. Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si interponga.

 

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