TESTAMENTO

Il Testamento risale alla fine della vita di S. Chiara, come memoria dell’opera di Dio nella sua storia e nella storia della comunità.

Il testamento è, in un certo senso, la sintesi di una vita: Chiara non ha accumulato beni materiali, non ha ricchezze da lasciare ma benefici ricevuti dal Signore, primo fra tutti quello della vocazione.

Al termine della sua vita guarda serenamente il cammino compiuto, rendendo grazie al Signore per il dono della vita. Chiara è una donna di benedizione, come ci narrano le sorelle presenti alla sua morte, negli ultimi istanti Chiara benedice Dio per averla creata, accompagnata e custodita con amore e fedeltà. Celebri sono le sue stesse parole con le quali si rivolge alla sua anima:

Va’ sicura in pace, perché avrai buona scorta: perché quello che ti creò innanzi ti santificò; e dopo che ti creò, mise in te lo Spirito Santo e sempre ti ha guardata come la madre il suo figliolo che ama. E tu, Signore, sii benedetto che mi hai creata.”

Il testamento è così un inno di lode al Padre delle misericordie, tenero come una madre chino sulla sua creatura. E’ Dio il protagonista della sua vita, e tutto è dono di Dio.

Dono è Francesco, le sorelle, la loro vita santa, dono è la povertà che permette loro di affidarsi al Padre come figlie.

In questa prospettiva, la vita – anche nei suoi momenti più duri e difficili, diventa un continuo rendimento di grazie a Colui che dona. In Chiara emerge continuamente lo stupore di chi si sente amata gratuitamente.

Chiara narra il dono della “grande vocazione” ricevuta e supplica le sorelle di viverla in pienezza, rivolge un accorato appello alla Chiesa e ai frati di aiutarle a rimanere fedeli alla missione che è loro affidata: quella di essere nella Chiesa figlie che tutto attendono dal Padre vivendo in povertà e in santa unità, accogliendo nella preghiera l’intera umanità.

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