santa chiara

Chiara, figlia del nobile Favarone degli Offreducci e di Madonna Ortolana, nasce ad Assisi nel 1193.

Assisi è una piccola città medievale, molto viva, divisa al suo interno tra i nobili e la borghesia, cui appartiene la famiglia di Francesco. La guerra tra questi due gruppi porterà Chiara e la sua famiglia a Perugia, dove rimarrà fino alla fine della guerra.

Al suo ritorno in città, si comincia a parlare di Francesco, figlio di Bernardone, che abbandona gli agi e la promettente carriera di cavaliere per seguire Cristo. Chiara è attratta da ciò che sente e conosce Francesco, ritrovando in questo Padre lo stesso desiderio ardente di appartenere a Cristo. Le fonti antiche ci narrano di alcuni incontri avvenuti tra loro, nei quali Francesco instilla nel suo cuore il desiderio di amare Cristo solo e divenire sua sposa. La sua famiglia, però, non permetterebbe a Chiara, che intanto rifiuta le nozze che le vengono proposte, di abbracciare una vita di povertà. 

Per questo la notte della domenica delle Palme del 1212 abbandona di nascosto la sua casa e raggiunge Francesco e i suoi frati alla Porziuncola. Da questo momento inizia una via nuova nella Chiesa, diversa da quella dei grandi ordini benedettini, dove peraltro Chiara trascorre i primi giorni dopo la fuga. Nel monastero benedettino di S. Paolo della Abbadesse, a Bastia Umbra (ancora oggi si può vedere nella Chiesa una lapide che ricorda la permanenza di Chiara in quel luogo, oggi chiesa del cimitero) Chiara è raggiunta dalla sua famiglia che vuole riportarla a casa. Ma l’animo forte di questa giovane donna non la fa desistere dalla sua decisione e, scoprendosi il capo con i capelli ormai tagliati, mostra il segno della sua appartenenza alla Chiesa. 

La vita del monastero benedettino non corrisponde a ciò che anima il suo cuore. Francesco, allora, la conduce a S. Angelo in Panzo, un romitorio nella parte alta della città di Assisi. Le fonti non sono molto chiare nel descrivere la realtà religiosa ivi presente. Sappiamo però che la raggiunse proprio qui la sorella Agnese. Memorabile è l’episodio di quando lo zio Monaldo con altri soldati si reca in quel luogo per riprendersi almeno la sorella di Chiara. Il racconto ci narra di un miracolo avvenuto attraverso la preghiera di Chiara, per il quale il corpo di Agnese, che gli uomini stavano brutalmente trascinando via, diventa così pesante da non riuscire a sollevarlo, tanto che devono desistere dal loro intento.

Ma il cuore di Chiara non trova il suo posto neanche qui. Il suo desiderio è di seguire la via che Francesco sta tracciando, la via di una vita di povertà e fraternità che renda gloria al Padre. Allora Francesco la conduce a San Damiano, chiesa a lui carissima, restaurata negli anni precedenti e oggetto della profezia che Chiara stessa riporta nel suo Testamento:

Quando lo stesso santo, infatti, che non aveva ancora né fratelli né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, mentre edificava la chiesa di San Damiano, totalmente visitato dalla consolazione divina, fu spinto fortemente ad abbandonare del tutto il mondo, per gran letizia e per l’illuminazione dello Spirito Santo profetò a nostro riguardo quello che poi il Signore adempì. Salendo infatti in quel tempo sul muro di detta chiesa, a certi poveri che si trovavano lì appresso diceva a voce spiegata e in lingua francese: «Venite e aiutatemi nell’opera del monastero di San Damiano, perché qui tra poco ci saranno delle signore: nella loro esistenza degna di fama e santità del loro tenore di vita sarà glorificato il Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa.

San Damiano sarà il luogo in cui Chiara e le sue sorelle, che in poco tempo crebbero di numero, vivranno la loro vita consacrata, aprendo nella Chiesa una nuova via che, ancora oggi, è percorsa da tante donne in tutto il mondo. Vivere il vangelo in una vita povera, casta, obbediente come quella del Figlio di Dio che, dice Chiara, si è fatto nostra via.

Gli anni che trascorrerà a San Damiano fino al giorno del suo transito, l’11 agosto 1253, saranno attraversati anche da grandi tribolazioni, a cominciare dalla malattia che dall’età di trent’anni la renderà inferma fino alla morte. Insieme alle sue sorelle Chiara vive una vita povera, seguendo Cristo povero e crocifisso, nella gioiosa letizia di chi si sente amato e desidera riamare con il dono di tutta se stessa.

All’inizio del cammino a San Damiano, Chiara è scelta come Madre dallo stesso Francesco, e fino alla fine della vita vivrà questo servizio con cuore materno, attento e premuroso, esponendo anche la sua vita quando la città e il monastero saranno minacciati dall’arrivo dei Saraceni.

Difese con tutte le forze e la convinzione che le veniva dallo Spirito il carisma della povertà, ottenendo dapprima da papa Innocenzo III e poi da Gregorio IX il Privilegio della povertà: il privilegio di non avere privilegi. Unico in tutta la Chiesa, richiesto nel 1228 anche dal nostro Monastero di Monteluce.

Morì a San Damiano l’11 agosto 1253 dopo aver ottenuto l’approvazione papale alla forma di vita da lei scritta per le sue sorelle. È la prima donna nella storia della Chiesa a comporre una Regola per donne, che ancora oggi affascina per il suo equilibrio, la libertà che esprime, l’amore al Signore e alla sua dolcissima Madre.

In punto di morte ci consegna parole bellissime, che sono testimonianza di una vita davvero vissuta e spesa nell’amore: “Va’ sicura, in pace, anima mia benedetta, perché hai buona scorta nel tuo viaggio! Infatti Colui che ti ha creata, ti ha resa santa e, sempre guardandoti come una madre il suo figlio piccolino, ti ha amata con tenero amore. E tu, Signore, sii benedetto perché mi hai creata”.

Oltre alla Regola, abbiamo quattro lettere scritte ad Agnese di Praga, il Testamento e la Benedizione.