«O umiltà sublime! O sublimità umile!»

In questa domenica ci facciamo aiutare dal padre san Francesco a entrare in un altro mistero che la Chiesa propone alla nostra contemplazione: il dono che Gesù fa di sé nell’Eucaristia, il suo corpo e il suo sangue dati a noi come cibo e bevanda.

Egli tratta questo tema in molti dei suoi scritti, ma in due, specialmente, approfondisce il mistero eucaristico in modo tutto particolare: nella Ammonizione I e nella Lettera a tutto l’Ordine.

In entrambi i testi Francesco utilizza il verbo “guardare”, nelle sue diverse accezioni. Un guardare, un vedere, che diventa incontrare e credere, fino a giungere a aderire.

La prima Ammonizione è un testo densissimo di alto spessore teologico e spirituale, seppur svolto in modo molto semplice e essenziale: il Padre, che abita una luce inaccessibile (1Tm 6,16), nessuno lo ha mai visto, nel nostro Signore Gesù Cristo si è reso visibile, assumendo la nostra carne umana, ma solo nello Spirito può essere visto per quello che veramente è, Figlio del Padre.

In un altro testo, Francesco, dice: «Dello stesso Altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo…» (Testamento, 10). Ecco cosa vediamo ora corporalmente, «con gli occhi del corpo», della presenza del Signore Gesù in mezzo a noi: il pane e il vino. Ma nello «Spirito santo che abita nei suoi fedeli» noi «dobbiamo vedere e credere fermamente che è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero». «E perciò – dice ancora Francesco – lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e sangue del Signore».

Francesco ci invita a fermarci e a domandarci: che coscienza abbiamo quando andiamo a celebrare e a ricevere l’Eucaristia? Quel pane e quel vino che noi vediamo «con gli occhi del corpo» sull’altare, quando vengono pronunciate dal sacerdote l’invocazione allo Spirito santo e le parole della consacrazione, diventano il corpo e il sangue del Signore vivo e vero, nel quale partecipiamo – nel nostro oggi – a tutto il suo mistero di abbassamento (l’Incarnazione nel grembo purissimo di Maria, la sua vita nascosta e il suo ministero pubblico, la sua passione e la sua morte) e di gloria (la risurrezione, l’ascensione e il suo ritorno con il nostro corpo, come Figlio alla destra del Padre).

E ancora: che coscienza abbiamo quando entriamo in una chiesa in cui è conservata l’Eucaristia nel tabernacolo? O quando viene esposta per l’adorazione?  Lì tutto il mistero del Signore Gesù Cristo è presente, lì egli ci attende per entrare in colloquio con noi, perché possiamo, nello Spirito santo, «vederlo» e «credere fermamente» in Lui.

È così che Egli ha voluto rimanere per sempre con noi, come egli stesso ha detto: «Ecco io sono con voi sino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

Possiamo fare ora il passo successivo, leggendo un piccolo brano dalla Lettera a tutto l’Ordine:

«Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre» (Lettera a tutto l’Ordine, 26-29).

Vedere e credere fermamente nella presenza sacramentale del Signore Gesù nell’Eucaristia diventa così motivo di stupore e di desiderio di rispondere, con il nostro pur piccolo amore, all’amore infinito di Dio, alla sua umiltà, alla sua condiscendenza verso di noi.

Lui si offre totalmente a noi, non tiene nulla per sé solo, ma tutto di sé egli riversa in noi, perché anche noi possiamo riversare tutto noi stessi in lui, per fare esperienza che il compimento della vita, la nostra vera realizzazione e la vera felicità, è nell’amore che si dona a Dio e ai fratelli, immessi nello stesso movimento di amore del Signore, grazie allo Spirito santo che ci abita in forza del Battesimo.

«Rivestitevi tutti di umiltà
gli uni verso gli altri,
perché Dio resiste ai superbi,
ma dà grazia agli umili.
umiliatevi dunque
sotto la potente mano di Dio,
finché vi esalti al tempo opportuno,
riversando su di lui
ogni vostra preoccupazione,
perché egli ha cura di voi
».
(1Pt 5,5-7)

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