Se tu sei Figlio di Dio…

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PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA C: Vangelo di Luca 4,1-13)

All’inizio della Quaresima, già dalle letture del giovedì dopo le Ceneri, la liturgia della Parola ci pone di fronte all’opzione fondamentale dell’esistenza cristiana, a quella scelta, esplicata dal racconto delle tentazioni, a cui nessuno può sottrarsi:

“Io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male… ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita” (Dt 30,15.19).

 

Il racconto delle tentazioni fa seguito al battesimo di Gesù, nel quale già è prefigurato il mistero della morte e della risurrezione. L’immersione di Gesù nel fiume Giordano raffigura simbolicamente la sua discesa negli inferi, la sua volontaria e libera accettazione della morte per la nostra salvezza, del farsi carico del nostro peccato e delle sue conseguenze.

Analogamente, anche il racconto delle tentazioni è uno specchio del mistero di Dio che entra nella storia umana per redimerla. Gesù è guidato dallo Spirito, agisce nello Spirito, totalmente disponibile e aperto alla sua opera, con la fiducia piena del Figlio verso il Padre. Il confronto con il tentatore è serrato, con colui che è il menzognero per eccellenza e da sempre – fin da Adamo – opera per insinuare il dubbio nel cuore dell’uomo verso la bontà di Dio. Il diavolo, colui che divide, vuole dividere il Figlio dal Padre. Si ripresenterà nel momento più drammatico dell’esistenza di Gesù, la croce, con delle parole terribili: “Se sei Figlio di Dio, scendi dalla croce! “(Mt 27,40): dimostra il tuo potere, scendi dalla croce, se davvero Dio è tuo padre ed è buono, come può lasciarti lì, su quella croce, a soffrire innocentemente? Scendi!

Gesù non entra in dialogo con la tentazione. Risponde opponendo la Parola di Dio, riaffermando la bontà di Dio con la storia della salvezza: una storia, non parole vuote, ma parola che è diventata storia, fatto. Solo a questa ci possiamo affidare. Gesù non dice altre parole, è lui la Parola fatta carne, e il diavolo lo sa bene, per questo gioca la carta della divisione, cerca di spezzare, incrinare la comunione che lega Gesù al Padre. Ma è impossibile che ciò avvenga: Gesù è il Figlio obbediente che, nella sua esistenza, manifesta il vero volto del Padre, il suo cuore di Padre che si cura dei suoi figli, fino a dare il suo unico Figlio perché gli uomini riabbiano la vita.

Sono tante le spiegazioni delle tre tentazioni, ma dobbiamo ricordarci che non sono le uniche, ne troviamo altre lungo il Vangelo. Ogni volta che Gesù è messo alla prova da qualcuno, il termine usato è quello delle tentazioni (cf. Lc 10,25; 11,16).

La tentazione è parte dell’esperienza di fede: la tentazione di avere, per non sentire la fame di cibo e la fame di vita, di procurarsi la vita con le proprie mani (non è forse il peccato di Adamo?), di stendere le mani per afferrarla invece di attendere e di ricevere; la tentazione del potere, della gloria, non sono forse quelle che in modi diversi, abitano il nostro cuore?

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Solo il Signore può darci la forza di non cadere, non cedere, non assecondare le lusinghe della tentazione, non solo per rimanere coerenti alla sequela del Figlio, ma ancor più per dire con tutta la nostra vita che Dio solo sa ciò di cui abbiamo bisogno, ed è lui che si prende cura di noi. È questa la vita, il potere, la gloria più grande che possiamo ricevere da Colui che ci dona di mettere il nostro tesoro in un luogo sicuro.

 

Chiediamoci, all’inizio del nostro cammino quaresimale:
qual è la situazione della mia vita, della mia interiorità, in cui non sto ascoltando la voce del Signore ma altre voci che mi propongono soluzioni facili, che non sono quelle dell’obbedienza confidente al Padre?
Dove sono chiamato a prendere una decisione, a scegliere a chi obbedire?
Dove, in questo momento, mi è più difficile vivere da figlio che si fida e si affida a Padre?

Il Signore che ci ama e ha dato se stesso per noi ci aiuti a metterlo sempre al centro della nostra vita, e diventare chiara testimonianza che è lui, solo lui, a saziare il cuore affamato e assetato di amore.

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