Commento di S. Ambrogio alle beatitudini

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Lasciamo la parola a un grande padre della Chiesa perchè ci aiuti a penetrare le parole del Vangelo che la liturgia ci offre questa VI domenica del Tempo Ordinario

Dall’Esposizione del Vangelo secondo Luca, di S. Ambrogio

Gesù discese con i dodici, e si fermò in un luogo pianeggiante. Fa’ bene attenzione a tutte le parole; Egli sale con gli apostoli, e discende verso la gente; e come riuscirebbe, infatti, la gente a vedere il Cristo, se non quando sta in basso? Non lo segue su le vette, non sale su le cime. Del resto, là dove discese trovò gli infermi (…) ci risana a uno a uno in basso… discende verso le nostre piaghe, perché, abituandoci per così dire al suo frequente contatto, Egli ci vuol rendere partecipi della natura celeste.

San Luca ha elencato soltanto quattro beatitudini del Signore, San Matteo invece otto. Ma in queste otto sono contenute le altre quattro, e in queste quattro le altre otto.

Spieghiamo ora come san Luca in quattro beatitudini abbia abbracciato le otto beatitudini. E precisamente ci è noto che vi sono quattro virtù cardinali, la temperanza, la giustizia, la prudenza, la fortezza.

Fortezza e Temperanza - Perugino
Prudenza e giustizia - Perugino

Chi è povero di spirito non è avaro; chi geme non insuperbisce, ma è mite e pacificato; chi piange si umilia, chi è giusto non rifiuta agli altri quanto egli sa ch’è stato dato a utilità comune perché tutti ne facciano uso; chi è misericordioso elargisce dei propri beni, chi regala la roba sua non cerca quella altrui, né ordisce inganni al prossimo.

Le virtù sono pertanto vicendevolmente connesse e concatenate, sicché, chi ne ha una è come se le possedesse tutte; i santi hanno una loro particolare virtù, ma quella che è più feconda riceve un premio più abbondante.

Beati i poveri nello spirito. Ecco la temperanza, che sta lontana dal peccato, calpesta il mondo, non cerca le seduzioni.

Beati coloro che hanno fame e sete: infatti chi ha fame soffre insieme con l’affamato, e nella sua compassione elargisce, e elargendo diventa giusto, perché la sua giustizia rimane per sempre.

Beati voi che ora piangere, perché riderete. Ecco la prudenza, la cui caratteristica è quella di piangere le realtà caduche e cercare quelle eterne, piangere su le cose del mondo che sono in guerra tra loro, e cercare insistentemente il Dio della pace, il qual ha scelto ciò che è stoltezza del mondo per confondere i sapienti; e colui che è prudente deve annientare le cose che non son per poter conseguire quelle che sono.

Bati voi quando gli uomini vi odieranno. Ecco la fortezza, ma non quella che si guadagna l’odiosità per i suoi misfatti, ma quella che soffre persecuzione per la sua fede; così si giunge alla corona della passione, se non curi il favore degli uomini, e cerchi quello di Dio. Del resto, affinché tu sappia che la sofferenza è la perfezione della fortezza, allo stesso modo, Egli dice, facevano i loro padri con i profeti. E’ anche proprietà della fortezza vincere l’ira e trattenere l’indignazione, e con questo mezzo la fortezza irrobustisce l’anima non meno che il corpo, e non lascia che essi siano perturbati dalla paura o dal dolore, dai quali spesso noi siamo tribolati come da pessimi messaggeri.

Dunque alla temperanza appartiene la purezza del cuore e dell’animo, alla giustizia la misericordia, la pace alla prudenza, la mansuetudine alla fortezza.

Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione! Egli, con l’autorità della parola celeste, non condanna coloro che posseggono le ricchezze, bensì coloro che non sanno usarle. Non il patrimonio, ma l’attaccamento ad esso è posto sotto accusa. E sebbene un cuore avaro provveda per l’intera sua vita a stare ossessivamente in guardia come una miserabile sentinella, cosa di cui non c’è al mondo pena più grande, e a custodire con paura e affanno beni che andranno ad aumentare le rendite degli eredi, tuttavia, poiché i calcoli dell’avarizia e le bramosie di ammassare si pascono di una vuota soddisfazione, coloro che hanno ricevuto la consolazione della vita presente perdono la ricompensa di quella eterna.

San Matteo, proponendo le ricompense, ha stimolati i popoli alla virtù e alla fede, mentre Luca, minacciando i futuri castighi, li ha voluti distogliere anche dalle colpe e dai peccati; … perché voleva insegnare ai popoli a progredire oltre la strada della Legge con i passi delle virtù.

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