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17-24 dicembre 2019 – In cammino verso il Natale

La liturgia oggi ci introduce nell’ultimo tratto che ci condurrà alla celebrazione del Natale, e lo fa con le antiche antifone gregoriane dette Antifone “O”, dall’iniziale che le caratterizza in quanto ognuna di esse si apre con una esclamazione al Signore, al quale ci si rivolge con titoli diversi, e si conclude con un’accorata invocazione alla sua venuta.

17 dicembre

17 dic

O Sapienza,
che esci dalla bocca dell’Altissimo,
ti estendi ai confini del mondo
e tutto disponi con soavità e con forza:
vieni, insegnaci la via della saggezza.

Oggi l’invocazione è “O Sapienza”, una sapienza che è Parola uscita dalla bocca del Padre, la Parola eterna che ha creato l’universo e che viene pronunciata per guidare la storia umana con soavità e forza, con dolcezza e decisione verso il suo compimento. Una sapienza che conduce sulla via della prudenza (tradotta con “saggezza”), dono importantissimo che non ha niente a che vedere con la prudenza umana, con il timore che fa attendere prima di prendere decisioni, di fare passi, che consiglia di non sbilanciarsi. Piuttosto è l’audacia di chi, tra tante, sceglie la strada del Signore, vive condotto dalla Parola di Dio, capace di andare anche contro corrente pur di non deviare dalla strada intrapresa, perché sa discernere tra ciò che vale e ciò che, invece, è passeggero, vacuo, e non porta a nulla.

Invochiamo questo dono per poter riconoscere il Signore Gesù, seguirlo nel concreto della vita e costruire la nostra esistenza sui valori eterni dell’amore vero.

18 dicembre

18 dic

“O Signore,
guida della casa d’Israele,
che sei apparso a Mosè
nel fuoco del roveto,
e sul monte Sinai
gli hai dato la legge:
vieni a liberarci
con braccio potente!”

L’antifona rievoca l’epopea divina dell’esodo, evento fondamentale nella storia di Israele, che al Sinai nasce come popolo e nazione. È qui ricordato l’incontro di Mosè con Dio nel roveto ardente; Mosè è l’amico di Dio, colui che parla faccia a faccia con il suo Signore. Questo rapporto privilegiato non è per Mosè soltanto, ma per il popolo intero, cui viene data, attraverso lo stesso Mosè, la legge, guida sicura nella vita, dono inestimabile che più correttamente dovrebbe tradursi con “insegnamento”. Sono le parole che, come fari di luce, illuminano il cammino del popolo verso la libertà. Ma neanche questo dono può davvero liberare definitivamente Israele e ciascuno di noi. Ecco, allora che l’antifona mette sulle nostre labbra l’invocazione della venuta dell’Unico che può davvero liberarci dalla vera schiavitù, quella del peccato: Vieni a liberarci con braccio potente!

Chiediamo al Signore di farci passare, in questo Natale, dalla schiavitù di un peccato che ci affligge, alla libertà.

19 dicembre

19 dic

“O Germoglio di Iesse,
che ti innalzi come segno per i popoli:
tacciono davanti a te i re della terra
e le nazioni ti invocano:
vieni a liberarci, non tardare!”

L’antifona evoca la profezia di Isaia (11,1-9) in cui il Messia è segno di salvezza innalzato per le nazioni. Questa immagine è tratta da un episodio  del libro dei Numeri in cui si narra che il popolo di Israele, durante il cammino nel deserto, venne morso da serpenti velenosi che portavano alla morte. La salvezza offerta da Dio passava attraverso un serpente di rame innalzato da Mosè su un’asta, al quale gli israeliti volgevano lo sguardo. Da sempre questo episodio è stato riletto alla luce di Cristo, innalzato per la nostra salvezza sulla croce:

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. (Gv 3,14-15)

Innalzato e ben visibile, il Signore diventa segno che la vera potenza è quella dell’amore che si dà fino alla fine. Di fronte a questo, chi si crede potente sulla terra, secondo la logica del mondo e del potere umano di sopraffazione, ammutolisce, e dai popoli sale l’invocazione di salvezza e di liberazione.

Chiediamo al Signore di attrarre a sé il nostro sguardo, perché il nostro cuore non si smarrisca tra le luci abbaglianti del mondo, e la sua logica così persuasiva e ammaliante ammutolisca di fronte a quella del Vangelo, la sola che apporta vita e salvezza piena.

20 dicembre

20 dic (2)

“O chiave di Davide,
scettro della casa d’Israele,
che apri, e nessuno può chiudere,
chiudi, e nessuno può aprire:
vieni, libera l’uomo prigioniero,
che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte!”

L’immagine del Messia quale «chiave davidica» è del profeta Isaia. Nella Bibbia la trasmissione dei poteri è fatta anche con la consegna delle chiavi. Nel libro dell’Apocalisse Giovanni interpreta in senso messianico il passo di Isaia, riferendolo a Gesù Cristo che viene a liberare quanti sono prigionieri del peccato e della morte: “Parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre, nessuno chiude, quando chiude, nessuno apre” (Ap 3,7). Colui che ha le chiavi della casa di David, ha anche quelle del nostro cuore, della nostra vita, delle prigioni nelle quali spesso siamo rinchiusi, incapaci di uscire e di aprire la porta. Acclamare il Messia come “Chiave di David, scettro di Israele”, allora, è invocare da Lui la nostra liberazione e la nostra salvezza. 

Le antifone Maggiori che stiamo percorrendo, mettono sulle nostre labbra e nel nostro cuore parole forti, che ci aiutano a vedere che celebrare e vivere il Natale non è innanzitutto rievocare un fatto storico, lontano nel tempo, commovente, dolce, di un bambino che nasce in una mangiatoia, ma prendere consapevolezza di tutto ciò che, nella nostra vita, ha bisogno di un Salvatore, perché quel bimbo che contempleremo il 25 dicembre, è proprio Lui, è solo Lui che ci può salvare oggi. Il Natale è un evento immensamente serio. È un dono di cui non saremo mai abbastanza grati. 

Chiediamo oggi al Signore la grazia di riconoscere le nostre prigioni e di invocare la sua liberazione, perché il Natale sia veramente Natale per noi.

21 dicembre

21 dic

“O astro che sorgi,
splendore della luce eterna,
sole di giustizia,
vieni, illumina chi giace
nelle tenebre e nell’ombra di morte!”

 

Il giorno del Natale si avvicina, e possiamo contemplarlo nel suo sorgere, come Astro che illumina la notte e indica la strada, segno di speranza e di presenza di un Dio che non ci abbandona nelle nostre notti. La luce del Natale comincia a risplendere, luce tenue ma decisa, limpida, che cresce e rischiara fino a giungere a pienezza nella Pasqua.

Le luci che, nel tempo natalizio, rallegrano le nostre case, le strade, siano segno di una luce che viene, certa e intramontabile.

E come viene? Cosa significa che viene?

Viene come guida, silenziosa e discreta, che illumina la nostra esistenza dal di dentro, a partire dal cuore, dove nell’ascolto della Parola di Dio, nell’attenzione ai segni della sua presenza nella nostra vita, guida le scelte, le ispira, le chiarifica. Viene come incontro con persone che incrociano il nostro andare e testimoniano una vita, un significato che forse noi abbiamo smarrito. Viene attraverso l’amore degli altri, che ci circondano, e ancor più attraverso l’amore che noi doniamo. Viene nell’incontro personale con ciascuno di noi nella preghiera, nei sacramenti. Una luce che ci raggiunge e ci circonda con il suo calore.

Vieni, Signore, come Astro che sorgi, e aiutami a rialzarmi dal buio che mi paralizza per camminare alla luce della tua Parola, nella luce della tua volontà.

22 dicembre

22 dic

“O Re delle genti,
atteso da tutte le nazioni,
pietra angolare
che riunisci i popoli in uno,
vieni, e salva l’uomo
che hai formato dalla terra!”

Sapienza, Guida, Germoglio, Chiave, Astro: sono i titoli con i quali abbiamo invocato il Cristo Signore fino ad oggi, messi sulle nostre labbra dalle Antifone Maggiori delle ultime ferie del tempo di Avvento.

Oggi incontriamo l’invocazione al Re delle genti: sì, abbiamo bisogno di un re come Lui, un re che pone al centro del suo interesse l’uomo che ha formato dalla terra. Un uomo che è terra, eppure è anche cielo. Abbiamo bisogno di un Re che ci guidi con sapienza, che dia continuamente speranza alla nostra vita, che apra gli anfratti chiusi del nostro cuore, che illumini il nostro buio, che ci aiuti a vivere la comunione piena che il nostro cuore desidera: riunisci i popoli in uno, perché questa è la nostra verità. Non la divisione, la sopraffazione, la distanza, ma la comunione all’interno delle nostre case, delle nostre comunità, del nostro mondo, del nostro essere. 

Vieni, tu che sei il Re delle genti, l’atteso di ogni uomo anche di coloro che non lo sanno, ti rifiutano, cui sei indifferente. Vieni, e riporta unità nel loro cuore, nel nostro cuore, nella nostra vita.

23 dicembre

23 dic (2)

“O Emmanuele,
nostro re e legislatore,
speranza e salvezza dei popoli:
vieni a salvarci, o Signore nostro Dio!”

Siamo giunti all’ultima antifona, che ci rivela il volto di colui che abbiamo atteso: è l’Emmanuele, il Dio con noi, il Dio presente nella nostra vita, nella nostra storia, il Dio che ha cura di noi, il Dio annunziato dai profeti, annunziato dall’angelo a Giuseppe proprio con questo nome: Dio con noi.

«Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (7,14).

Questa parola si fa carne nel grembo di Maria, e siamo ormai alle soglie della celebrazione della sua nascita. Tante volte ci sentiamo soli, ci sembra che il Signore non abbia a cuore la nostra vita. Ci sentiamo così piccoli, insignificanti che rimane difficile credere che Dio si interessi a noi. Tentazione terribile, perché non riconosce proprio la verità di un Dio che è con noi, sempre.

Chiediamogli, in questo giorno, la grazia di contemplare stupiti e grati la sua presenza nella nostra vita, il suo amore speciale, particolare per ciascuno. Ripetiamo le parole di questa antifona, con la gioia di saperci avvolti dal suo abbraccio. 

Allora davvero vedremo, nella nostra giornata, sbocciare la serenità di un bimbo sicuro tra le braccia forti e piene di amore del proprio padre.

24 dicembre

“Quando sorgerà il sole,
vedrete il Re dei re:
come lo sposo dalla stanza nuziale,
egli viene dal Padre”.

Primi vespri della solennità del Natale di nostro Signore Gesù Cristo. La liturgia, grande maestra di preghiera, ci fa pregare con queste parole che hanno una grande potenza: il sorgere del sole, inarrestabile, è immagine del sorgere del Re dei Re. Ma questi non viene con una forza che spaventa, schiaccia, non si impone come un Re terreno. No, egli viene come uno sposo che esce dalla stanza nuziale, uno sposo che ha conquistato con la forza dell’amore la sua sposa. Così egli viene, così il Padre lo invia nel mondo, con la carica di vita, promessa, dolcezza, desiderio di uno sposo.

È davvero sorprendente pensare al Natale a partire da questa antifona. È un’immagine molto diversa da quella cui siamo probabilmente abituati, e che gli stessi vangeli ci narrano: un bimbo avvolto in fasce in una greppia. Eppure è la stessa immagine: quel bimbo è lo Sposo, quel bimbo viene a sposare la sua sposa, l’umanità che porta il tuo nome, ha il tuo volto, la tua storia. Viene con la gioia di uno sposo. Ma questa immagine non ci dice solo come viene Lui, ma anche come noi lo dobbiamo attendere: con lo stesso cuore di una sposa.

Domani viviamo il Natale (che dura ben 8 giorni) con la gioia dell’incontro con lo Sposo, che viene, è certo che viene, e porta con sé la vita, la gioia, la forza e il calore dell’amore. Per te.

Buon Natale!

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